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L'Ucraina, un anno dopo: intervista aBoris Tarasyuk, ministro degli esteri

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L'Ucraina, un anno dopo: intervista aBoris Tarasyuk, ministro degli esteri

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Un anno dopo la “rivoluzione arancione”, l’Ucraina sta ancora cercando la propria dimensione, in Europa e nel mondo.
La guerra del gas con la Russia e l’instabilità politica ed economica complicano non poco il quadro. EuroNews ha chiesto lumi sulla situazione del paese al ministro degli esteri ucraino, Boris Tarasyuk.

EuroNews:
In questo periodo, la politica estera ucraina ha un’importanza particolare: cos‘è più facile, per lei: parlare con Bruxelles, Washington o Mosca?

Tarasyuk:
Personalmente, come ministro degli esteri, trovo le tre capitali ugualmente importanti. Perché l’integrazione europea ed atlantica, ma anche le relazioni strutturali di buon vicinato sono questioni prioritarie per la politica estera ucraina.

EuroNews:
La guerra del gas con la Russia: non ha azzerato le relazioni tra i due paesi vicini, ma certamente le ha complicate. Che lezioni ne ha tratto Kiev?

Tarasyuk:
L’Ucraina, così come i paesi dell’Unione Europea, ha tratto conclusioni ben chiare da quella disputa. La prima è che diviene prioritaria per il nostro governo la transizione a tecnologie a basso consumo energetico. La seconda è che dobbiamo incrementare la nostra produzione di gas. La terza conclusione è che dobbiamo diversificare le nostre fonti d’approvvigionamento energetico. E per questo l’Ucraina sta lavorando con altri paesi per creare rotte alternative per la fornitura di gas all’Ucraina e, attraverso l’Ucraina, ai paesi dell’Unione europea.

EuroNews:
Torniamo ai fatti di dicembre. Lei parlò di “ricatto”, riferendosi all’atteggiamento della Russia sui prezzi del gas. Perché? In effetti, se un’economia smette di essere un’“entità economica singola” – come venivano definite le economie associate dei paesi dell’ex unione sovietica -, non può più contare sui prezzi di favore che le venivano applicati.

Tarasyuk:
L’Ucraina non ha mai ricevuto regali dalla Russia. Ma in ogni caso non potevamo accettare che improvvisamente, nel giro di pochi giorni, i prezzi del gas venissero quintuplicati per l’Ucraina, da 50 a 230 dollari per 1.000 metri cubi. Il modo in cui è stato fatto, sotto forma di ultimatum, ci è parso un ricatto, e un tentativo di destabilizzare l’economia ucraina.

EuroNews:
Veniamo alla flotta nel mar Nero. So che lei non apprezza che questo tema venga collegato alla disputa sul gas. Però, i due problemi si sono posti nello stesso tempo. Prossimamente si incontreranno delle delegazioni dei due paesi per discuterne. L’Ucraina cosa propone?

Tarasyuk:
Tenendo conto del fatto che l’Ucraina non ha bisogno di affittare queste aree, e che sono i russi a volerle, come base temporanea per la loro flotta nel mar Nero, ci aspettiamo che rispettino i loro obblighi. C‘è abbastanza materiale per discutere dei problemi dell’implementazione da parte russa degli accordi del ’97, che prevedono la presenza della flotta a Sebastopoli fino al 2017. Si parlerà di questo. E in ogni caso non vi sarà alcuna estensione, dopo il 2017, della presenza della flotta russa in Crimea. Di questo proprio non si parla.

EuroNews:
L’Ucraina vorrebbe entrare nell’Unione europea. Ma le prospettive d’integrazione europea, per l’Ucraina, oggi non sembrano così rosee come un anno fa, durante le manifestazioni a Kiev.

Tarasyuk:
Se parliamo dei prossimi due o tre anni, sono d’accordo con lei. Ma se si tratta di prospettive a lungo termine, vorrei dire che scommetto su un’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea intorno al 2015.

EuroNews:
Mi rendo conto delle difficoltà a far previsioni due mesi prima delle elezioni ucraine. Ma da quest’anno entrano in vigore le riforme che avete ereditato dal presidente Kuchma, in base alle quali la maggior parte dei poteri presidenziali passa al Parlamento.
Non crede che il presidente possa essere preoccupato? Dopo le legislative, gli oppositori del presidente Yushenko potrebbero avere la maggioranza in Parlamento.

Tarasyuk:
Penso che gli estremisti e le opposizioni più forti contro le politiche del presidente Yushenko e della sua squadra otterranno il 30-35% dei seggi. Gli altri partiti hanno tutte le possibilità di unirsi e formare una maggioranza. Se le ambizioni personali verranno lasciate da parte, è assolutamente realistico aspettarsi una coalizione che conti sul 60-65% dei seggi in Parlamento.

EuroNews:
Un anno dopo la rivoluzione, l’Ucraina ha già cambiato due volte primo ministro, ci sono stati scandali di corruzione, siluramenti di politici ed amministratori d’alto profilo… Quale pensa che sia l’immagine dell’Ucraina in Europa?

Tarasyuk:
Naturalmente tutto quello che è successo ha pesato sull’immagine dell’Ucraina.
Le divisioni nella nostra “squadra arancione” sono state causate dall’insoddisfazione della gente, perché la rivoluzione arancione aveva portato aspettative enormi sulla nuova amministrazione.