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L'intervista: Ursula Plassnik, ministro degli esteri austriaco

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L'intervista: Ursula Plassnik, ministro degli esteri austriaco

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Tocca all’Austria, nei primi sei mesi del 2006, coordinare le politiche dei 25 stati membri dell’Unione Europea.
A Salisburgo, la città natale di Mozart, Euronews ha incontrato Ursula Plassnik, ministro degli esteri austriaco. La Plassnik, nata a Klagenfurt, in Carinzia, una cinquantina d’anni fa, è membro del partito popolare austriaco, di centro-destra.
Prima della nomina al ministero degli esteri, ha ricoperto il ruolo di ambasciatore, in Svizzera.
EuroNews l’ha incontrata a margine di una conferenza europea, nella quale si è discusso sul modo di risolvere la crisi d’identità dell’Europa e rilanciare il progetto di Costituzione europea.

EuroNews:
La presidenza austriaca dell’Unione Europea: quali sono le sue priorità? La prego: una risposta precisa, breve e concreta, sui punti fondamentali.

Ursula Plassnik:
L’Unione Europea deve fare di più per avvicinarsi ai cittadini, per riconquistarne la fiducia. Anche la fiducia in sé stessa dovrà essere rafforzata. E quindi noi metteremo in cima all’agenda per il vertice europeo di primavera i temi dell’impiego, del lavoro e della crescita. E poi dobbiamo dar sostegno alla scienza e alla ricerca, le università, e le politiche energetiche. Ancora: dobbiamo lavorare sui dossier caldi dell’attualità internazionale: io – essendo un ministro degli esteri – intendo focalizzarmi soprattutto sulla questione balcanica.

EuroNews:
L’Europa in una crisi di fiducia? Questo vuol dire anche che l’Europa è nel bel mezzo di una crisi costituzionale: che succede? Il progetto di costituzione è vivo o morto?

Plassnik:
Vivo o morto… Forse questa domanda dovrebbe porla a un esperto di medicina legale. Stiamo lavorando su un processo politico. Stiamo cercando di gettare le fondamenta per il futuro dell’Unione Europea. Stiamo tentando di adattare la nostra legislazione comune: beh, questo lo abbiamo sempre fatto. Naturalmente, servono le stesse regole del gioco per 25 stati, per 27 stati, per 450 milioni di persone. E cioè, servono le leggi uguali per tutti. Dobbiamo andare più in là, per questo.
Ma non c‘è soluzione immediata, per questo. Per ora, sono nella fase dell’ascolto. Ascolto attentamente tutte le richieste e le proposte formulate dalle varie parti in causa. Ma so bene che non esistono risposte veloci. Il mio obiettivo è lo sviluppo, entro il semestre di presidenza austriaca, di una procedura comune, e cioè, concretamente, entro il Consiglio europeo di giugno.

EuroNews:
Dunque, la presidenza austriaca dice con forza che l’Unione Europea deve avvicinarsi ai cittadini ed essere trasparente. Ma in concreto, cosa significa?

Plassnik:
Che cosa è importante per noi, qui in Europa? Voglio sottolineare gli obiettivi reali del trattato costituzionale europeo: prima di tutto, vogliamo vivere in pace; e questo, la pace, non è qualcosa che va da sé. Appena qualche giorno fa, sono stata al funerale del presidente Rugova, in Kosovo. Per la gente del posto, la guerra e i conflitti armati sono ancora un’esperienza recente, ben presente nelle loro menti. Per molti di noi, l’esperienza della guerra è molto più remota. Dobbiamo aiutare i kossovari a realizzare una prospettiva europea.

EuroNews:
Un giorno lei siederà accanto a un ministro degli esteri del Kosovo, nel Consiglio europeo? Il Kosovo sarà uno stato sovrano, e come tale membro dell’Unione europea? È uno degli obiettivi?

Plassnik:
Attualmente, il nostro obiettivo è quello di mettere in pratica una prospettiva europea per tutti gli stati della regione balcanica, per avvicinarli all’Europa e aiutarli nei loro processi di riforme. Questo vale anche per il Kosovo. Proprio ora parte il negoziato sul futuro del Kosovo, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

EuroNews:
Molti europei faticano ad essere d’accordo sulla velocità e la portata dell’allargamento europeo. Dove sono le frontiere dell’Europa? Ce le ha, le frontiere, l’Europa? Chi fa parte dell’Europa? La Turchia, per esempio: sì o no?

Plassnik:
Per darle una risposta generale, dirò che le frontiere dell’Europa non possono essere disegnate con un righello. Né possono essere tracciate dai geografi o dagli storici. L’Europa è sempre stata un progetto politico. Questo però non vuol dire che esisterà un’Europa senza frontiere. Per guardare più da vicino i paesi dei Balcani: noi austriaci – e credo di poter dire noi europei – non vogliamo che emerga una zona di instabilità e insicurezza tra l’Italia e la Grecia. I paesi balcanici hanno una storia recente molto dura, ma sono parte della sfida per la ricostruzione europea, sono parte della riunificazione, e della riconciliazione, del nostro continente.
Per quanto riguarda la Romania e la Bulgaria: naturalmente anche loro sono parte dell’Europa, e abbiamo firmato dei trattati con loro. Il primo gennaio del 2007, la Romania e la Bulgaria entreranno a far parte dell’Unione Europea, se non verrà attivata la clausola di rinvio, altrimenti entreranno un anno più tardi.

EuroNews:
Non ha ancora risposto sula Turchia.

Plassnik:
Come lei sa, abbiamo avviato dei negoziati d’adesione, con la Turchia. È stato il tre ottobre. Tra l’altro abbiamo fatto la stessa cosa con la Croazia. In questo momento, siamo a livello di preparazione tecnica, per entrambi gli stati.
Durante la presidenza austriaca, riusciremo probabilmente ad avviare i negoziati sui primi capitoli. Il risultato di questi negoziati è aperto. Questo è scritto chiaramente nel mandato per i negoziati. Ma la decisione che abbiamo preso tutti insieme, nell’ottobre scorso, è una decisione definitiva.