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Libertà d'espressione: sino al sacrilegio?


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Libertà d'espressione: sino al sacrilegio?

Resta sacra la libertà d’espressione anche quando è derisoria, offensiva, sacrilega? Sì, almeno per diversi giornali europei che si sono mostrati solidali coi colleghi danesi pubblicando le vignette dello scandalo: dodici disegni sullo stesso tema – il profeta Maometto.

La vicenda riapre un antico e sempre attuale dibattito, spesso degenerato nella violenza. Il rischio vi è stato col danese Jyllands-Posten. Dopo la pubblicazione, il 30 settembre scorso, delle dodici caricature, con l’obiettivo esplicito di rivendicare la libertà di espressione, al giornale è arrivata a fine gennaio la telefonata in cui si minacciava di far esplodere una bomba. La redazione è stata evacuata per alcune ore. Il suo direttore rischia di fare la stessa fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato nel novembre del 2004 per il suo film, “Sottomissione”, in cui denunciava la violenza contro le donne nella società mussulmana. L’assassino, Mohamed Bouyeri, dirà al giudice di aver agito obbedendo ai dettami della sua religione. Sul cadavere del cineasta gli inquirenti trovarono una minaccia di morte contro Ayaan Hirsi Ali, sceneggiatrice d’origine somala del film, e deputata al parlamento olandese. Da quel giorno vive sotto scorta, ma non ha intenzione di smettere di combattere per la libertà d’espressione. Stessa sfida per Salman Rushdie, che rivendica il diritto di offendere: altrimenti, dice, la libertà d’espressione non esiste. “Per dieci anni la mia esistenza è stata completamente stravolta. I miei amici hanno subito minacce, la mia vita privata è stata sconvolta, persone che mi erano care sono state uccise. Dovrei essere io a pretendere delle scuse, ma non lo faccio, per me sono tutte sciocchezze.” Lo scrittore britannico, nato in India da famiglia mussulmana, è stato colpito da una fatwa, un decreto di morte lanciato dall’ayatollah Khomeini dopo la pubblicazione del suo romanzo “I versetti satanici”. Solo nel 1998 le autorità religiose iraniane hanno ritirato la condanna.
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