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Leila Shahid ai microfoni di EuroNews "l'Europa non interrompa in dialogo coi palestinesi"

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Leila Shahid ai microfoni di EuroNews "l'Europa non interrompa in dialogo coi palestinesi"

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Gli aiuti europei ai palestinesi non sono scontati. Hamas è dal 2003 sulla lista delle organizzazioni terroristiche. Ieri i Venticinque hanno posto le loro condizioni: il rifiuto della violenza, e il riconoscimento dello stato d’Israele e degli accordi di Oslo.

Secondo la rappresentante dell’Autorità Palestinese presso l’Unione Europea a Bruxelles, Leila Shahid, intervistata da EuroNews, gli europei non hanno alcun interesse a rompere coi palestinesi. “La complessità della situazione esige che gli Europei vadano oltre la semplice constatazione di un’organizzazione terroristica messa sulla lista nera e con la quale non si può trattare. Hanno lo stesso problema con gli Hezbollah in Libano, con lo stato di Israele, che pure lancia operazioni terroristiche di stato quando uccide civili palestinesi, e si rifiuta categoricamente di riconoscere ai palestinesi il diritto di esistere in quanto stato.” Leila Shahid è convinta che non vi siano rischi che gli aiuti europei vengano utilizzati per islamizzare la società palestinese. “Hamas non è i taliban, non abbiamo scuole coraniche nel senso inteso dai taleban, la società palestinese non è una società fondamentalista, è in gran parte laica. Vi sorprenderà ma molti cristiani hanno votato Hamas perché volevano punire Fatah, che in dieci anni non è riuscito a mantenere le promesse, ossia la pace e uno stato palestinese. Per questo c‘è l’alternanza, e la gente vota per l’opposizione al Fatah. “Ritengo che l’Unione Europea e lo stesso Quartetto possano adottare nei confronti di Hamas una politica graduale, così da aprire ad Hamas una porta che gli consenta di evolvere sul piano politico e ideologico, se vi sarà un vero dialogo. Se questo dovesse fallire sarebbe l’ipotesi peggiore per i palestinesi, per gli israeliani, ma anche per gli europei.”