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L'Unione Europea, principale donatore ai palestinesi

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L'Unione Europea, principale donatore ai palestinesi

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L’Autorità Palestinese è sull’orlo della bancarotta. Lamenta un deficit di 900 milioni di dollari. Nell’attuale contesto economico dei Territori e di Gaza la dipendenza dai donatori internazionali, Europa in testa, è quasi totale.

Tre quarti della popolazione, circa tre milioni e mezzo di abitanti, vive in condizioni di indigenza; la disoccupazione è al 70%: gli aiuti dall’estero sono dunque vitali. A gestire i fondi sono le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, o l’Autorità Palestinese stessa. Nel 2005 il finanziamento dei Territori toccava i 910 milioni di euro, suddivisi tra aiuti umanitari, ricostruzione delle infrastrutture, e sostegno dell’Autorità Palestinese. Il maggiore donatore internazionale è l’Unione Europea, con mezzo miliardo di euro solo nel 2005. 66 milioni il contributo all’Autorità. A certe condizioni, però, come ricorda Ursula Plassnik, ministro degli esteri dell’Austria, il paese alla presidenza di turno dell’Unione. “Si tratta di principi molto chiari, quali l’accettazione della non violenza e del principio che ogni futuro sviluppo sarà basato su una soluzione negoziale e pacifica, mirata alla creazione di due stati. Queste le condizioni all’impegno finanziario europeo.” Nonostante un miliardo e mezzo di aiuti europei in cinque anni di Intifada, la corruzione endemica e le severe restrizioni all’economia palestinese imposte da Israele hanno aggravato la dipendenza dagli aiuti internazionali. Il muro di sicurezza voluto da Sharon, l’interdizione dello spazio aereo e marittimo, la distruzione del porto di Gaza, sono tra le cause della moribonda economia palestinese. La vittoria di Hamas alle legislative ha già suscitato la diffidenza dei donatori internazionali, che chiedono garanzie di trasparenza e impegni concreti per la pace. La situazione sfiora però il paradosso: l’Autorità Palestinese ha urgente bisogno di cento milioni di dollari per pagare i suoi funzionari, compresi i militari, garanti della pace e dell’ordine.