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Hamas partito politico non disarma

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Hamas partito politico non disarma

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Hamas muove i primi passi come partito politico ma non cambia pelle. Sull’onda dell’euforia per la schiacciante vittoria alle legislative palestinesi, i dirigenti del movimento radicale resistono alle pressioni internazionali per disarmare la milizia. È più probabile l’ipotesi di formare un esercito regolare, in cui integrare i combattenti delle varie fazioni.

Da Damasco dove vive in esilio, il leader di Hamas, Khaled Meshaal, ha dichiarato che il movimento riuscirà in politica così come è riuscito nella lotta armata. Hamas getta quindi le basi per la neoformazione politica, che con la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento formerà il nuovo governo palestinese. Ismail Haniyeh potrebbe essere il nuovo premier. Esponente di punta di Hamas, considerato un pragmatico di vedute aperte, potrebbe essere l’uomo della transizione. È lui che ha chiesto agli Stati Uniti di rispettare l’esito delle urne aggiungendo di voler consultare tutti i gruppi armati come futuri partner politici e ancora che Hamas è pronto a lavorare con il capo dell’autorità palestinese.. Prove di buona volontà politica che non convincono la comunità internazionale, gli Stati Uniti per primi: e Washington annuncia di voler rivedere la politica di aiuto ai palestinesi. Israele dal canto suo per bocca del ministro degli Esteri Tzipi Livni dichiara: “Il fatto che Hamas abbia partecipato alle elezioni non significa che il movimento non sia più un’organizzazione terroristica”. Israele ha annunciato che non rilascerà ai deputati di Hamas il lascipassare per spostarsi tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania.