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Abdullah Gul su Cipro: il fallimento del piano Annan, un'occasione mancata

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Abdullah Gul su Cipro: il fallimento del piano Annan, un'occasione mancata

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Il dibattito su Cipro si riapre e le ralazioni Ankara-Nicosia tornano a far parte dell’agenda della comunità internazionale. EuroNews ha discusso con il ministro degli Esteri Turco Abdullah Gul delle ultime proposte avanzate in tema di riunificazione dell’isola.

Nel 2004 il cosiddetto piano Annan prevedeva un federazione cipriota fra due entità autonome sul modello elvetico. Un’ipotesi sottoposta a referendum, accettata dalla Repubblica Turca del Nord ma bocciata nella Repubblica Greco-Cipriota, entrata poi nell’Unione a maggio 2004. Ora si torna a discutere.

Ancora, il Ministro accenna ad altri due temi caldi: il dibattito sul massacro degli Armeni sotto l’Impero Ottomano fra 1915 e 1918 e l’emergenza influenza aviaria.

EuroNews: Sembra che la Sua ultima proposta di cancellare l’attuale blocco e riaprire porti ed aeroporti ai greco-ciprioti non abbia sortito particolare effetto sulla popolazione del Sud dell’isola. Non è un modo per ottenere de
facto il riconoscimento politico della parte turca di Cipro?

Gul: Guardi, per il riconoscimento politico ci sarebbe stata un’ottima opportunità lo scorso anno ed era il piano Annan. Per noi si trattava di una
soluzione politica ragionevole. Un’opportunità sfortunatamente sfumata a causa
del rifiuto da parte greco-cipriota: dunque il problema resta aperto. Tutti sanno,Unione Europea compresa, che il riconoscimento politico sarà parte di una soluzione accettabile. Ora offriamo l’apertura dei nostri porti e aeroporti oltre alla rimozione di tutte le restrizioni vigenti.
In cambio ci piacerebbe vedere togliere l’embargo economico imposto dai greco-ciprioti alla parte
turca.

EN: Che cosa secondo Ankara giustifica ancora la presenza militare turca a Cipro Nord? A quali condizioni Ankara sarebbe disposta a considerare il ritiro delle truppe?

Gul: E’ la parte greco-cipriota ad aver bloccato il ritiro delle forze turche quando l’anno scorso ha detto no al piano Annan. L’esercito è garante della
sicurezza dei turchi sul territorio e su questo c‘è un accordo, un’accordo di garanzia internazionale. Ma sfortunatamente, rifiutando il Piano Annan, l’anno
scorso, la parte greco-cipriota ha impedito che avvenisse il ritiro. La colpa non è nostra.

EN: La posizione dell’Unione Europea nei confronti della questione di Cipro la delude? Che cosa vi aspettereste in più?

Gul: Come lei ricorderà, prima del referendum la voce dell’Unione Europea tacque. L’Unione promise che l’appoggio dei turchi avrebbe significato la fine
dell’isolamento economico. I turchi diedero il proprio appoggio al cosiddetto Piano Annan ma hanno continuato a subire le conseguenze dell’embargo economico ancora in atto. L’Unione Europea non ha pienamente adempito le proprie promesse sebbene la Commissione avesse preparato due regolamenti, ma ahimè la parte
greca non ha accettato. E questo va contro gli interessi dell’Unione Europea stessa.

EN: Cambiando tema: sono cadute le accuse allo scrittore turco Orhan Pamuk che aveva preso posizione sullo sterminio degli armeni. Questo significa forse che il governo di Ankara cambierà posizione sulla questione?

Gul: In Turchia vige la libertà d’espressione e non vi sono pene per chi esprime la propria opinione. Non dimentichi che abbiamo aperto i negoziati
d’adesione e i criteri imposti da Copenhagen ci hanno costretto ad innalzare i nostri standard di democrazia. Abbiamo cambiato la costituzione, un grand numero di leggi e ora la Turchia è ai livelli dei Paesi europei.

EN: Ma è auspicabile che Ankara cambi ancora la propria posizione sulla questione degli armeni?

Gul: Dunque, il nostro Primo Ministro ha inviato una lettera al Presidente armeno: speriamo che la lettera e la proposta che abbiamo avanzato vengano ben accolte.

EN: Una vasta fascia di persone sono interessate dalla crisi dell’influenza aviaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità teme che tale crisi possa
precipitare in Turchia. Ankara è in grado di gestire la situazione con le proprie forze? Lei non teme che le cose possano sfuggirvi di mano?

Gul: Tutti i nostri dati e le nostre informazioni vengono rese note e condivise con le organizzazioni internazionali. Questo significa che non c‘è nulla che
resti nascosto. Ma disgraziatamente non è solo un problema della Turchia: è un problema comune con la differenza che altri Paesi non sono altrettanto
trasparenti. Noi abbiamo agito in tempo, ora la situazione è sotto controllo e fortunatamente non ha interessato l’intero Paese.