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Elezioni, Hamas al bivio. Come spenderà il suo successo?

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Elezioni, Hamas al bivio. Come spenderà il suo successo?

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Dieci anni dopo il boicottaggio delle prime elezioni palestinesi, Hamas fa ingresso nella scena politica sperando in un riconoscimento internazionale.

Il Movimento per la resistenza islamica, che ha salutato il ritiro israeliano da Gaza come il risultato di quasi vent’anni di lotta armata, durante la campagna elettorale ha preferito riporre i kalashnikov e pesare le parole. Con l’aiuto di un consulente d’immagine, il movimento islamico ha stabilito alcuni criteri per i comizi e i manifesti elettorali: nessun riferimento alla distruzione di Israele, nessun incitamento alla violenza. Allo stesso tempo però Hamas non ha esitato a rivendicare il diritto di resistere armati all’occupazione. I volti dei militanti suicidi sono stati un pezzo importante della propaganda. Una candidata, madre di un attentatore kamikaze e di un militante ucciso dai militari israeliani, ricorda che i negoziati di pace non fanno parte del programma politico del movimento: “Il tema delle trattative non è nell’agenda di Hamas. Non ci interessano falsi discorsi. Per anni l’Autorità palestinese ha trattato col nemico senza ottenere nulla”. Il movimento religioso, considerato “duro e puro”, ha raccolto dalle urne i risultati della sua azione caritativa e solidaristica, mentre al-Fatah, accusata di corruzione e immobilismo, è colata a picco. Ora che Hamas si prepara a formare un governo ci si chiede quanto il profilo di un movimento armato al potere possa nuocere ad un territorio totalmente dipendente dagli aiuti di Usa ed Europa. “Da una parte manterremo la priorità della resistenza armata all’occupazione”, spiega Abou Zurhi, portavoce del movimento, “ma dall’altra avvieremo profonde riforme nell’area palestinese. Vogliamo aprirci al mondo arabo e islamico, ma anche alla comunità internazionale”. Nonostante questi propositi Hamas continua a osservare una tregua da agosto del 2004. Una scelta da potenziare e rilanciare, secondo molti commentatori: se il partito che ha vinto le elezioni vuole davvero pesare nelle scelte politiche, allora dovrà ben presto abbandonare le armi e i propositi di distruggere Israele.