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Carceri segrete della Cia, i governi europei "non potevano non sapere"

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Carceri segrete della Cia, i governi europei "non potevano non sapere"

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I Governi europei non potevano non essere a conoscenza di quanto la Cia stava facendo sui loro territori quando prelevava sospetti terroristi e li trasferiva all’estero per farli torturare. E’ la conclusione del rapporto preliminare di Dick Marty, il senatore svizzero che indaga, per conto del Consiglio d’Europa, sul caso delle prigioni segrete della Cia. “E’ tutta l’Europa coinvolta in questo affare – dice Marty – E’ troppo semplice puntare il dito solo su Romania e Polonia”.Romania e Polonia erano state inizialmente indicate da inchieste di organizzazioni non governative come i Paesi che ospitavano le presunte prigioni segrete. I rispettivi Governi hanno smentito.“Dobbiamo chiederci – aggiunge Marty – con quali mezzi vogliamo combattere il terrorismo. E’ ammissibile che per combatterlo dobbiamo rinunciare ai diritti dell’uomo, alla dignità dell’uomo, alla giustizia? Che dobbiamo rinunciare a tutte le garanzie che abbiamo costruito nel corso degli ultimi decenni?“Nel suo rapporto, il senatore Marty indica il rapimento dell’egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003, come il caso più emblematico e meglio documentato di “traduzione straordinaria”, tecnica di trasferimento dei sospetti la cui esistenza è stata confermata anche dal segretario di stato americano Condoleeza Rice la quale ha però negato che gli Stati Uniti ricorrano alla tortura.