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Romano Prodi: "Il nostro Paese è in una crisi profonda e ha bisogno di essere riformato radicalmente"

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Romano Prodi: "Il nostro Paese è in una crisi profonda e ha bisogno di essere riformato radicalmente"

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“Il governo Berlusconi è stato il peggiore del dopoguerra italiano”. “Il nostro Paese è in una crisi profonda e ha bisogno di essere riformato radicalmente”. Romano Prodi, dopo le tensioni interne che hanno scosso nei giorni scorsi la sua coalizione, ha ottenuto dagli alleati impegni precisi nella marcia verso il Partito Democratico del centrosinistra ed è tornato con forza sui temi della campagna elettorale. Il caporedattore di Euronews, Nicola Assetta, ha intervistato il leader dell’opposizione italiana a meno di tre mesi dalle elezioni politiche del 9 aprile, che secondo tutti i sondaggi saranno vinte dalla coalizione guidata dall’ex presidente della Commissione europea.

Euronews
Quali politiche «moderate» dovrà fare digerire all’anima piu’ radicale dell’Unione e quante politiche «riformiste» all’anima piu’ liberale ?

Romano Prodi
Abbiamo creato un programma riformista forte ma che non ha eccessi, non ha intransigenze. E’ un programma riformista pero’ coraggioso e avendo io detto che l’Italia e’ in una crisi profonda, e che va riformata radicalmente, questa è una sintesi buona tra quella che lei chiama l’anima riformista e l’anima invece piu’ intransigente. Sul ritiro (dall’Iraq) siamo stati d’accordo fin dall’inizio, la tensione e’ stata solo su alcuni punti marginali: se e come dialogare con il governo iracheno per il ritiro. Ma l’accordo è, se si vincono le elezioni, che immediatamente noi stabiliamo un calendario di ritiro. Che non significa fuggire, ritiro subito, immediato, come Zapatero. Significa pero’ un ritiro in un tempo stabilito, determinato”.

Euronews
La legge elettorale approvata in fine legislatura dalla maggioranza di centrodestra reintroduce il sistema proporzionale a discapito del maggioritario. Un sistema che premia di piu’ la frammentazione che le coalizioni. Il suo rilancio è stato un’accelerazione sul progetto di un grande Partito Democratico. Ma i suoi alleati frenano. E i giorni scorsi hanno registrato alta tensione. Il Partito Unico del centrosinistra si farà ? Qual è la tabella di marcia ?

Romano Prodi
Con il sistema maggioritario abbiamo avuto governi che sono durati per un’intera legislatura. A me il governo Berlusconi non è piaciuto, è stato certamente il peggior governo del dopoguerra, ma ha durato. Alla fine, per impedirci di governare, sono tornati al sistema proporzionale. Io ho reagito politicamente spingendo verso un grande Partito democratico. Sapevo benissimo che questo non poteva avvenire immediatamente, ma abbiamo messo alcuni bulloni per cui non si torna piu’ indietro. Noi, già in questa legislatura, prendiamo la solenne decisione di creare un gruppo parlamentare unico nel parlamento che seguirà le elezioni. Mi sembra una decisione molto forte.

Euronews
Se Prodi vince, cosa salva della legislatura Berlusconi?

Romano Prodi
Ci sono alcune leggi che sono state definite “ad personam”, le leggi fatte per difendere gli interessi personali del Primo Ministro e del gruppo che gli sta attorno. Queste leggi vanno cancellate. Per il resto, anche riguardo alle riforme che noi non condividiamo, penso per esempio alla riforma scolastica o a quella sulla precarietà del lavoro, io non ho intenzione di cancellarle. Faremo le modifiche funzionali agli obiettivi politici che noi abbiamo. Non si puo’ continuare nella logica di fare tabula rasa a ogni cambio di legislatura. Noi avremo un atteggiamento riformista

Euronews
Al governo dal ’96 al 2001, il centrosinistra non approvò una legge sul conflitto di interessi capace di separare in modo efficace gli « interessi » pubblici e quelli privati di chi si candida ad amministrare il Paese. Un’esitazione che voi stessi avete riconosciuto come un grave errore. Se tornate maggioranza come intendete regolare la questione?

Romano Prodi
Prima di tutto è vero: noi non lo abbiamo approvato. Anche perché noi non pensavamo che avrebbe grandinato sul Paese a questo modo. Adesso sappiamo che è una priorità e quindi ci adegueremo nella legislazione alle altre democrazie occidentali in modo da prevenire e controllare il conflitto di interessi fra chi ricopre incarichi pubblici. Gli strumenti sono la revisione del regime delle incompatibilità, l’istituzione di un’autorità garante che sorvegli su questo, e qualora ci siano attività economiche incompatibili, che siano conferite a un blind trust, come avviene ovunque”.

Euronews
L’Italia di Prodi sarebbe piu’ vicina alla Germania cristiano-democratica del neo cancelliere Merkel oppure alla Spagna socialista di Zapatero?

Romano Prodi
E’ chiaro che la politica italiana sarà Europa prima di tutto, e la ricostruzione della rete dei Paesi fortemente filoeuropei. Le prima uscite del cancelliere Merkel mi sono piaciute. E’ una sensibilità europea che sa anche sacrificarsi per l’Europa. Cosa che mi trova sensibile e certamente se vinciamo le elezioni di nuovo tornerà, ma con ancora piu’ vigore, che non esiste una politica estera, di nessun Paese europeo, che possa avere efficacia nel mondo se non è una politica comune europea. Io credo che l’avvicinamento della signora Merkel agli Stati Uniti non sia assolutamente incompatibile con una forte politica europea. La pace si difende con un rapporto stretto tra Europa e Stati Uniti: ma con pari dignità. Io sono stato cinque anni presidente della Commissione e il mio problema è stato proprio di avere a che fare con la crescente forza di quelli che chiamavo i minimalisti europei, cioè coloro che si accontentano di una “zona di libero scambio” e niente di piu’. Sono mancati i leader forti che si siano contrapposti a questo. Non abbiamo abbiamo avuto personaggi nei grandi Paesi europei che giocavano la loro carriera politica per l’Europa. Allora l’Europa si è afflosciata. Occorre tornare al principio che qualcuno giochi la propria carriera politica per l’Europa. Io lo farò, se vinco le elezioni, nei limiti di quello che può fare l’Italia. Credo che anche Angela Merkel lo farà. Nel 2007 ci saranno le elezioni in Francia: e la Francia sa bene che non può riconquistare un ruolo se non sarà capace di essere leader europea. Quindi, si può ricominciare a costruire attorno a questo, un’Europa dove si lavora insieme.