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Petrolio, crisi Iran e Nigeria spingono i prezzi

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Petrolio, crisi Iran e Nigeria spingono i prezzi

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Il prezzo del petrolio continua salire sulla scia delle tensioni tra Iran e Occidente.

Le minacce di sanzioni Onu hanno fatto innervosire il governo iraniano, che in tutta risposta, tramite il ministro dell’Economia, ha predetto un aumento dei prezzi del greggio piu’ forte del previsto se gli oppositori al programma nucleare coinvolgeranno le Nazioni Unite.

L’Iran nega le accuse degli Stati Uniti e dell’Unione Europea secondo cui l’intenzione di Teheran sarebbe quella di sviluppare armi nucleari.

Il Paese, secondo produttore di petrolio dell’Opec, nel 2005 ha pompato 4 milioni e 250 mila barili al giorno e ne ha esportati 2 milioni e 800 mila. Il fatturato si è attestato intorno ai 41 miliardi di dollari.

Sulla quotazione del greggio, che lunedi’ a Londra ha superato i 63 dollari, ha agito anche la crisi in Nigeria, dove per il sesto giorno la produzione di petrolio è diminuita per l’ondata di violenza che si è abbattuta sulla regione. Domenica alcuni uomini armati hanno attaccato una raffineria della società anglo olandese Shell a 300 km a sud di Lagos dove sono rimasti uccisi almeno 14 militari di guardia allo stabilimento e un dipendente, mentre altre persone sono rimaste ferite. L’attacco è avvenuto a cinque giorni di distanza dal rapimento di quattro lavoratori impiegati dalla Shell nel Delta del Niger e tuttora ostaggio dei malviventi.
Queste azioni hanno causato una perdita alla Shell di 226.000 barili al giorno, pari al 9% della produzione totale di greggio della Nigeria.