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Imbavagliata in patria, l'opposizione bielorussa, guidada da Milinkevich, cerca sostegno all'estero

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Imbavagliata in patria, l'opposizione bielorussa, guidada da Milinkevich, cerca sostegno all'estero

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Le elezioni presidenziali in Bielorussia sono previste per marzo. Sul paese regna incontrastato da dodici anni Alexander Lukashenko. L’opposizione ha deciso di schierarsi dietro un solo uomo, Alexander Milinkevich. In un paese dove i media sono controllati, il neo capo dell’opposizione tenta di farsi conoscere in Bielorussia e all’estero. Dopo la Polonia, Milinkevic ha fatto tappa a Parigi. Qui ha incontrato il ministro degli esteri francese, Philippe Dust-Blazy, e l’inviato di Euronews.

– Intanto benvenuto su Euronews. Qual è lo scopo della sua visita a Parigi? “Il primo obiettivo è far sì che la Francia non resti indifferente alle questioni della Bielorussia, un paese in cui la democrazia ha qualche difficoltà. La Francia ha poi grande peso all’interno dell’Unione Europea. E noi contiamo sul suo aiuto. Il sostegno morale c‘è già, ma contiamo sull’appoggio dei media indipendenti. Da noi ci sono solo media di stato, strumenti di propaganda. In queste condizioni è molto importante sostenere gli editori indipendenti. Bisogna fare in modo che i diritti dell’uomo siano tutelati in Bielorussia, che non vi siano repressioni, e che le elezioni siano democratiche.” – Come può l’Europa contribuire allo sviluppo della democrazia in Bielorussia? “Per esempio, per le elezioni l’Europa invierà osservatori, che vigileranno sul rispetto delle leggi. L’Europa non è indifferente a quel che succede nei paesi limitrofi, e noi siamo una nazione confinante con l’Europa. A volte si dice: “In Bielorussia la situazione è tranquilla, nessun bisogno di preoccuparsi. Ma nei paesi in cui c‘è una dittatura la stabilità è apparente, e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Per questo è fondamentale che la Bielorussia diventi un paese democratico.” – Il suo principale rivale ricorre alla paura per convincere gli elettori a votare per lui. Dice per esempio che se la presidenza cambiasse il paese si fermerebbe. Quali cambiamenti prevede per la Bielorussia se Lei vincesse? “Se andassimo al potere per prima cosa faremmo in modo che la gente non viva più nel terrore. La dignità dei bielorussi viene costantemente umiliata. Ci impegneremmo perché i padri di famiglia non vivano nel timore che lo stipendio non basti più, che le madri non temino più per il futuro dei loro figli, che gli imprenditori non abbiamo paura a fare il loro mestiere, che i neolaureati non vengano mandati come primo impiego a lavorare nelle zone attaccate a Chernobyl, e così via. Il problema della paura è molto grave in Bielorussia, ma noi l’elimineremo.” – Vista dall’Europa la vita sembra stabile e tranquilla nel suo Paese. Non vi sono guerre né conflitti etnici, gli stipendi e le pensioni sono versati in tempo. Perché bisognerebbe cambiare? “Non si vive di solo pane. Certo, in Bielorussia non si muore di fame ma i salari sono bassissimi, la gente entra nei negozi e si spaventa per i prezzi. La cosa che va eliminata per prima, a mio avviso, sono le umiliazioni. Nessuno costretto a vivere privo della libertà può creare. Se poi vogliamo parlare di stabilità, il luogo più stabile è il cimitero. Ma chi aspira a quel tipo di stabilità? Noi siamo per lo sviluppo. Noi sappiamo a cosa puntare, e cosa fare perché la gente viva felice e libera. Siamo decisi a mantenere buoni rapporti con la Russia, aperti, onesti. Lo stesso valga per l’Occidente. La Bielorussia è il ponte tra l’Est e l’Ovest. Questo è il vantaggio della nostra posizione geografica.” – Immaginiamo che ci siano state le elezioni, i risultati ormai noti, e che Lukashenko sia stato rieletto presidente. E poi? “Sappiamo già che il potere non potrà vincere onestamente le elezioni. Non si tratta solo di contare le schede, tutto comincia con la campagna elettorale. L’opposizione non ha praticamente alcun accesso ai media, c‘è solo la propaganda di stato, e noi non arriviamo in televisione. Per fortuna che ci avete invitati voi! Vige un regime di totale diseguaglianza. Altrimenti non potrebbero vincere. Anche per questo ha paura, per questo intimidisce gli oppositori, ma chi ha più paura di tutti è lui.” – Si dicono molte cose su di Lei. Per esempio, che è l’agente dei servizi segreti occidentali, o che è ebreo, colui che vuole modificare le fondamenta religiose della Bielorussia. Che ne pensa? “Sono tranquillo, perché sono tutte menzogne. Il potere, quando si sente insicuro, inventa continuamente qualcosa. Chiamarmi la spia dell’Occidente è semplicemente ridicolo. Sono un patriota della Bielorussia, un paese che amo. Per questo mi sono candidato. Quanto alla religione, vengo da una famiglia ortodossa, e sono ortodosso. Non sono ebreo, sono bielorusso. È tanto che il nostro popolo ha imparato a distinguere tra verità e menzogne.