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A 4 anni dall'apertura di Guantanamo: Amnestz International denuncia torture

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A 4 anni dall'apertura di Guantanamo: Amnestz International denuncia torture

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A quattro anni dall’apertura della prigione speciale americana, a guantanamo, cuba, è ancora difficile sapere esattamente cosa succede dietro quelle sbarre.

Solo gli uomini della Croce Rossa hanno accesso alla prigione ogni quattro, sei settimane, senza restrizioni di sorta. In un rapporto pubblicato oggi Amnesty international denuncia violenze e abusi subiti dai detenuti. Nel rapporto si conferma ancora la pratica di rapimenti illegali, da parte della Cia, si racconta ancora di sospetti portati a Guantanamo, senza un’accusa precisa e senza poter comunicare con l’esterno. L’ex detenuto Moazzam Begag, consegnato alle autorità britanniche nel gennaio scorso, descrive la sua esperienza come una sorta di limbo: “Ma trovarsi in un limbo è peggio che subire le sevizie piû crudeli. È peggio che essere picchiati, spogliati, minacciati di venir mandati in Egitto dove ti tortureranno facendoti l’elettrochoc ai testicoli, è peggio di tutto questo”. Su pressione della Comunità internazionale che si interroga sulla legittimità del sistema di detenzione, Washington ha rilasciato alcuni prigionieri e creato un tribunale speciale per giudicarli. Rifiuta comunque tutti i ricorsi davanti ai tribunali civili. Il colonnello Morris Davis, procuratore generale della Commissione militare, spiega qual‘è la posizione ufficiale di Washington. “Questi detenuti sono rinchiusi qui dentro perché vogliono cancellare lo stato di diritto, non sostenerlo. Di contro noi estendiamo a loro quei diritti che mai contemplerebbero, e penso che li accetteranno di buon grado, così come saluteranno positivamente i salti mortali fatti per tutelare i loro diritti” Nella categoria di “nemici combattenti”, i prigionieri di Guantanamo non sono soggetti alla Convenzione di Givevra. In nome della guerra contro il terrorismo Washington resiste a tutte le pressioni. Anche allo sciopero della fame di 81 detenuti, che stando a alcune Ong, sarebbero tenuti in vita con una sonda.