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Gli Stati Uniti pregano per Sharon e per Israele

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Gli Stati Uniti pregano per Sharon e per Israele

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L’era Sharon è finita. L’America condivide le proccupazioni per il futuro di Israele e per le sorti di un uomo politico da sempre al lato degli Stati Uniti. Il presidente George W. Bush da Washington:

“Preghiamo per la sua guarigione. E’ un uomo buono, forte. Un uomo che si è impegnato per la sicurezza degli israeliani. Un uomo che aveva la pace come obiettivo. Dio lo benedica”. Come sarà il post-Sharon? Come cambieranno gli equilibri geopolitici mediorientale e mondiale? E’ il grande interrogativo seguito all’emorragia cerebrale del premier israeliano. La gente e i politici si dividono. Tra i più ottimisti c‘è l’ex ministro della difesa americano Alexandrer Haig: “E’ nelle mani di Dio. Su questo non c‘è dubbio. E penso che Israele sia stato, negli anni, estremamente fortunato ad avere i leader giusti nei momenti di crisi. Sono sicuro che accadrà di nuovo qualunque sia la sorte di Sharon”. Più negativo Lawrence Eagleburger, ex segretario di Stato Usa. “Tutto ciò mette a rischio quello che Sharon stava tentando di fare, tra l’altro bene. Probabilmente ne risentirà il processo di pace”. La comunità ebraica americana prega per il premier Sharon e per Israele. Fra due mesi ci saranno le elezioni: nello scacchiere mediorientale si mouovono le pedine. Il post Sharon, dopo il post Arafat, è già iniziato.