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Quando Sharon non ci sarà più...

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Quando Sharon non ci sarà più...

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È il 25 dicembre del 2005: a passo sicuro Ariel Sharon si presenta alla Knesset per la consueta riunione di governo domenicale. La settimana prima ha avuto un ictus. Ma questa volta è diverso. L‘èra Sharon potrebbe davvero chiudersi, lasciando un paese allo sbando politico.

Sharon ha la fibra del soldato, determinato e spregiudicato, e la finezza del politico consumato. Della sua coraggiosa determinazione dà prova ancora un anno fa, facendo votare il piano di ritiro unilaterale da Gaza, dopo 38 anni di occupazione. Una decisione che provoca una crisi di governo, che lui supera brillantemente. Non altrettanto il suo partito, il Likud. Protagonista assoluto della vita politica israeliana degli ultimi cinque anni, Sharon si lancia in un’altra scommessa il 21 novembre scorso: chiede al presidente Katzav di sciogliere la Knesset e convocare elezioni anticipate. Qualche ora dopo annuncia che lascia il Likud e fonda un nuovo partito di centro: Kadìma, Avanti. Il partito di Sharon parte alla grande, i sondaggi gli attribuiscono almeno un terzo dei seggi in parlamento alle elezioni del 28 marzo. Gli israeliani vedono in lui la persona che se eletta manterrà le promesse. Una figura carismatica, quasi un padre della nazione, in grado di proporre una soluzione pragmatica all’eterna questione palestinese. “Credo che Sharon, che ha saputo convincere 14 membri del Likud a seguirlo, ha capito che la real Politik ci impone di creare confini difendibili, rinunciando al sogno del Grande Israele”. Così la pensa un gerosolimitano. Se Sharon muore Kadìma rimane orfano, costretto a trovarsi in fretta un leader. Diversi i candidati: Ehud Olmert, attuale premier ad interim, dato per favorito; Tzipi Livni, la ministro della giustizia; Shaul Mofaz, ministro della difesa; e, perché no, Shimon Peres, storico leader laburista, che senza essere formalmente iscritto al partito l’ha subito sostenuto. Anche nel suo caso sarebbe comunque un impresa riuscire a realizzare il piano di Sharon: sgomberare almeno una parte delle 150 colonie di Cisgiordania, abitate da più di 200 mila coloni.