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Usa, lobbista confessa una rete di corruzione che arriverebbe a Bush

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Usa, lobbista confessa una rete di corruzione che arriverebbe a Bush

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Rischia di arrivare a coinvolgere il presidente statunitense Bush, lo scandalo sollevato dal processo a Jack Abramoff, un lobbista accusato della corruzione di numerose personalità politiche. Davanti al giudice Abramoff si è dichiarato colpevole, evitando così l’arresto.

Immediata la presa di distanze da parte degli ambienti di governo. Una portavoce della pubblica accusa ha dichiarato alla stampa che “il ministero della Giustizia indagherà a fondo per perseguire casi del genere che hanno un impatto devastante sulla fiducia dei cittadini nell’esecutivo. Non ci nasconderemo, quasiasi tipo di responsabilità dovessero emergere dal processo”. Secondo un Centro di ricerche indipendente, i soldi di Abramoff sarebbero finiti nelle tasche di almeno 300 tra deputati e senatori, dal 1999 a oggi. Tra questi, secondo l’accusa, anche il numero due del partito repubblicano, il potente capogruppo alla Camera Tom DeLay, che avrebbe garantito ad Abramoff speciali privilegi in cambio di donazioni. Temendo contraccolpi giudiziari, già numerosi parlamentari hanno cominciato a restituire le somme percepite, mentre il leader democratico Howard Dean chiede al presidente Bush di rimborsare i 100.000 dollari versatigli da Abramoff in occasione della ultima campagna elettorale.