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La guerra del gas tra Ucraina e Russia: figlia della rivoluzione arancione?

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La guerra del gas tra Ucraina e Russia: figlia della rivoluzione arancione?

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La guerra del gas è, secondo molti analisti, la figlia indesiderata della rivoluzione arancione. Alcuni sostengono che Mosca, con la decisione di elevare il prezzo del gas, vuole indebolire Viktor Yushenko prima delle legislative. Secondo altri la Russia ha invece tutto il diritto di negare all’Ucraina il tradizionale prezzo di favore: l’emancipazione ha un suo prezzo.

E l’Ucraina, secondo le parole del ministro russo all’industria Viktor Khristenko non sarà la sola a pagare. La settimana scorsa, un deputato della Duma, ha chiesto se verrano riesaminati i prezzi anche per i paesi Baltici, la Georgia o la Moldova. E il ministro harisposto semplicemente “sì”. L’Ucraina fino ad oggi ha ricevuto 25 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, il 15 per cento dei rifornimenti destinati all’Europa. Paga in natura, concedendo il transito nel suo territorio, il che equivale a 50 dollari per 1000 metri cubi. La Russia ora ne vuole 230, e cash. La Bielorussia, rimasta vicina politicamente a Mosca, paga invece 47 dollari per la stessa quantità. L’analista ucraino Wladimir Saprykin:“C‘è un fattore politico importante. I paesi che non hanno seguito i dettami del Cremlino, hanno visto il costo del gas salire”. Il prezzo praticato finora da Mosca per Kiev è un prezzo d’amico. L’Ucraina può rivendicare il suo diritto a una parte del gas che viaggia sul suo territorio. Ma con l’accordo russo tedesco recentemente concluso per la creazione di un nuovo gasdotto, Mosca potrà presto evitare di passare per l’Ucraina per raggiungere l’Europa. In mancanza di un compromesso, le posizioni diventano sempre più rigide.Il presidente ucraino Viktor Yushenko:“Le nostre relazioni economiche devono rispettare standard mondiali e europei. Cambia dunque, anche la nostra posizione sul prezzo pagato dalla Russia per mantenere la propria flotta a Sebastopoli”. La Russia paga per basare la sua flotta al porto di Sebastopoli in Crimea 98 milioni di dollari all’anno. Anche questo è un prezzo di favore. L’Ucraina, in caso di taglio dei rifornimenti di gas, minaccia di alzare la posta a 2 miliardi e mezzo. E’ una mossa che rischia di avere conseguenze gravi. L’accordo sulla presenza della flotta russa in Crimea, un territorio offerto nel 54 all’Ucraina da Krutchev, si inscrive in un trattato, che definisce anche il riconscimento reciproco dell’inviolabilità dei confini.