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Sharon: l'"uomo della pace" indispensabile per il Medio Oriente

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Sharon: l'"uomo della pace" indispensabile per il Medio Oriente

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Un giorno Israele dovrà fare a meno di Sharon. L’idea deve aver attraversato il pensiero di molti per la prima volta solo ieri sera. E, a tre mesi dalle legislative, è stato uno shock. Il suo nuovo partito, Kadima, già in testa nei sondaggi, è nato su di lui e intorno a lui. Nessun altro, nemmeno Shimon Peres, sarebbe in grado di evitarne il crollo, e la conseguente destabilizzazione nella politica dello Stato ebraico. Spiega l’analista politico Jerold Steinberg: “Questo partito non ha radici e senza Sharon sarà difficile continuare la rivoluzione. Perciò non possiamo sapere che direzione prenderebbe la politica israeliana”.Non è solo la maggioranza degli israeliani ad augurarsi che il primo ministro resti in buona salute. È con Sharon che l’Autorità palestinese è riuscita ad avviare un dialogo. E se Mahmoud Abbas vincerà le elezioni del 25 gennaio e Sharon quelle del 28 marzo, i due avranno campo libero per proseguire i negoziati di pace sulla via cominciata insieme. Ghassan al-Khatib, ministro palestinese alla pianificazione, dà voce alle preoccupazioni dell’Anp: “Sharon è uno dei più importanti leader della regione: se è presente o assente fa un’enorme differenza. La sua malattia giunge in un momento in cui la situazione politica, in Israele come in Palestina, sta vivendo cambiamenti significativi, carichi di grosse potenzialità”.Anche per la comunità internazionale Sharon è ormai un leader imprescindibile.Lo storico ritiro da Gaza ne ha fatto un interlocutore credibile per Europa e Stati Uniti, che ormai contano su di lui per mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Perché sembra essere l’unico ad averne la forza, essendo stato l’unico a riuscire a imporre lo smantellamento delle colonie. È così che il campione dei coloni e della repressione delle milizie palestinesi si è trasformato nel giro di due anni nell’insostituibile “uomo della pace”.