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Arrestato Fiorani: Fazio, non c'entriamo nulla

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Arrestato Fiorani: Fazio, non c'entriamo nulla

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L’arresto del banchiere italiano Giampiero Fiorani potrebbe essere la spallata finale alla credibilità internazionale della Banca d’Italia. Cominciano a cadere le prime teste in seguito all’affare Antonveneta.

Nella notte sono scattati gli ordini di arresto per Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato di Banca Popolare Italiana, e per altri quattro dirigenti di Bpi, tra cui Gianfranco Boni, l’ex direttore finanziario.

L’accusa per i manager del gruppo bancario di Lodi è di aggiotaggio, appropriazione indebita e riciclaggio. Un’associazione per delinquere secondo gli investigatori, che definiscono la scalata ad Antonveneta “solo il tassello di un puzzle di operazioni illecite”, che comprenderebbe anche finanziamenti a politici di livello nazionale.

“Ce l’aspettavamo, era nell’aria. Credo che, visto quello che ha fatto, sia stato giusto arrestarlo”, ha commentato un cittadino di Lodi.

L’inchiesta era partita dopo la scalata ad Antonveneta da parte di Banca Popolare Italiana, che aveva ricevuto il via libera del governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.

La mossa non era piaciuta all’olandese Abn Amro, che aveva lanciato un’Opa su Antonveneta ma era stata ostacolata dalla concorrente Bpi, sostenuta invece proprio da Fazio.

L’arresto di Fiorani e dei suoi collaboratori è dunque un altro duro colpo per il governatore della banca centrale italiana, all’indomani della procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato nei confronti dell’Italia. Una procedura decisa da Bruxelles per capire come Bankitalia abbia gestito le Opa lanciate da banche straniere su istituti italiani.

“Ho la coscienza a posto, se Fiorani ha commesso illeciti noi non c’entriamo nulla”, ha dichiarato il numero uno di Bankitalia, ma l’inchiesta, scrivono i giornali, potrebbe allargarsi a macchia d’olio e coinvolgere anche altri palazzi.
Intanto, dopo l’arresto di ieri, si fanno sempre piu’ pressanti le richieste di dimissioni di Antonio Fazio.