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Lo sconto britannico: punto nodale delle discussioni per il budget europeo

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Lo sconto britannico: punto nodale delle discussioni per il budget europeo

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Dalla sua nascita nell’84, lo sconto britannico ha sempre acceso dibattiti e critiche. Ora, con le esigenze e i costi di un’Europa allargata, è diventato uno dei nodi centrali della legge finanziaria europea: un punto di attrito tra Francia e Gran Bretagna.

Il rimborso annuale sui contributi pagati all’Unione è stato ottenuto da Londra in un momento difficile per il paese. Secondo Jorge Nunez, del centro per studi politici europei di Bruxelles, lo sconto non ha piû senso oggi.

“Il meccanismo non prese in considerazione che il paese sarebbe diventato più ricco e fu un grande errore. In altre parole più Londra paga, più viene rimborsata: riceve il 66 per cento dei contributi netti. Il paese paga di più perché diventa più ricco e questo è normale: secondo le regole della solidarietà, più si è forti economicamente e più si deve contribuire al bilancio. Ma la Gran Bretagna, più diventa ricca, più viene rimborsata”.

Londra è oggi uno dei maggiori contribuenti netti dell’Unione: versa oltre 13 miliardi di euro e ne riceve in cambio circa 6 da Bruxelles come fondi. Sul suo contributo netto di quasi 7 miliardi, poi ottiene uno sconto di 4,6 miliardidi euro.

Strettamente legata al rimborso britannico, la questione della Pac, la politica agricola comune.
Londra sostiene che il suo sconto è giustificato, finché Bruxelles continua a spendere gran parte del bilancio in sussidi agli agricoltori. Sulla Pac è la Francia a non voler cedere.

“Chiamo la Pac lo sconto francese: è una provocazione, ma si puô fare un parallelo sul piano delle indennità tra i due paesi. Intendo dire, la Francia riceve una quantità sproporzionata, a mio avviso, di aiuti per l’agricoltura. E bisogna ricordare che è uno dei paesi ricchi dell’Unione”.

A difendere la politica agricola comune la Francia non è sola, anche se sono sempre di più i paesi a chiedere una riforma della Pac sul lungo termine.