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Vigilia di OMC a Hong Kong. Il dossier agricolo sempre ostacolo a un accordo.

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Vigilia di OMC a Hong Kong. Il dossier agricolo sempre ostacolo a un accordo.

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Alla vigilia del vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio, Hong Kong si barrica contro i dimostranti anti mondializzazione, che si preannunciano a migliaia fra domani e il 18 dicembre. Le barricate più alte, però, non saranno fuori, ma dentro al Centro congressi del porto di Hong kong, sede dei lavori.

Fra le 148 delegazioni prevale il pessimismo sulla possibilità di fare grossi passi avanti. Questa conferenza ministeriale, come già la precedente a Cancun, in Messico, due anni fa, inciampa sul dossier agricolo. I paesi emergenti, riuniti nella nuova entità del G 20, chiedono ai paesi ricchi una riduzione sostanziale dei dazi e delle sovvenzioni che proteggono la loro agricoltura. Solo in questo caso i membri del G 20 apriranno i loro mercati industriali e dei servizi. Il commissario europeo al commercio Peter Mandelson ha detto: “Sono venuto ad Hong Kong per lavorare con i miei partners. Ed i miei partners sono venuti qui per fare affari con me. Ciò non vol dire che io debba fare una nuova offerta sull’agricoltura. Non credo che il negoziato chieda questo all’Europa ora”. Invece è proprio questo che il G 20 intende ottenere. Bruxelles propone una riduzione dei suoi diritti di dogana fra il 35 e il 60 %, Mandelson non ha mandato per fare di più, ma per gli emergenti è troppo poco. Pascal Lamy, direttore generale della conferenza ministeriale dell’OMC, si vuole comunque ottimista e anche un po’ minaccioso, dicendo che alla fine sarà la legge dei grandi numeri a prevalere. Secondo Lamy se Hong Kong fallisse ci sarebbe il rischio di un ritorno agli accordi bilaterali, situazione sfavorevole per i paesi poveri.