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Budget UE: la strategia britannica

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Budget UE: la strategia britannica

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“Mi sono vergognato quando ho visto che, uno dopo l’altro, i nuovi paesi membri, i piú poveri, erano pronti a rinunciare ad una parte delle loro necessità finanziarie in nome dell’interesse generale” . Cosí il premier lussemburghese Jean Claude Junker commentava il fallimento del vertice di giugno e ia bocciatura della sua proposta per il bilancio europeo, respinta da cinque paesi tra cui la Gran Bretagna.

Cinque mesi dopo aver assunto la presidenza dell’Unione Europea, il primo ministro britannico Tony Blair è ripartito proprio da lí, da quell’offerta fatta a giugno dai nuovi membri.

E nella sua proposta per il bilancio europeo 2007- 2013 ha ridotto gli aiuti destinati alle regioni piú povere.

I sussidi regionali saranno pari a 296 miliardi di euro, di cui 150 andranno ai paesi che hanno aderito l’anno scorso.

La Polonia incasserà il maggior contributo, 54 miliardi di euro, seguita da Repubblica Ceca e Ungheria.

Ma in tutto i nuovi stati perdono 14 miliardi di euro, rispetto alla proposta lussemburghese.

Per addolcire la pillola, la Gran Bretagna ha suggerito una maggior flessibilità per ottenere i fondi destinati allo sviluppo delle infrastrutture.

I nuovi paesi membri avranno piú tempo per spendere i sussidi europei senza rischiare di perderli, tre anni invece di due.

Inoltre aumenta la quota di partecipazione dell’Europa, i sussidi copriranno fino all’85% dei costi del progetto.

Londra ha avvertito i nuovi stati, senza accordo i finanziamenti europei potrebbero arrivare solo tra un paio d’anni.