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"L'industria europea è forte, e lo resterà". Parola di Günter Verheuger

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"L'industria europea è forte, e lo resterà". Parola di Günter Verheuger

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Dodicesimo piano del palazzo della Commissione Europea, a Bruxelles. Importanti decisioni sulla politica delle imprese e dell’industria europea sono prese qui, nell’ufficio di Günter Verheugen, vice presidente della Commissione.

Tedesco, socialdemocratico, è nell’esecutivo europeo dal 1999. Responsabile per l’allargamento, ha negoziato le condizioni di entrata per i dieci nuovi stati membri nel 2004. Con la Commissione Barroso è stato promosso a vicempresidente, oltre a essere commissario all’Industria. Ai microfoni di EuroNews Verheugen ha risposto a un ampio ventaglio di domande, soprattutto di carattere economico. – Gli ambientalisti europei l’hanno molto criticata: la Commissione avrebbe di molto annacquato la legislazione europea sul REACH, il sistema integrato di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche. Mentre le lobby dell’industria europea l’hanno pure attaccata per aver imposto al settore chimico nuovi oneri miliardari. Dove sta la verità? “Non c‘è mai una soluzione che vada bene a tutti in assoluto. Esser stato criticato da entrambe le parti prova che la soluzione trovata è equilibrata. Così almeno la penso io. Una prima analisi mostra che il Parlamento Europeo ha trovato il modo di conciliare salute e ambiente con le esigenze dell’economia europea.” – Lei ha iniziato la missione di commissario all’industria con una promessa coraggiosa: combattere la burocrazia. Con che risultati? “D’ora in poi vi saranno dei controlli affinché ogni legge europea tenga conto delle conseguenze economiche e amministrative per gli stati membri e le aziende europee. Inoltre intendiamo controllare, settore per settore, la legislazione europea vigente, e caso per caso prenderemo una decisione: possiamo semplificare la legge? ne abbiamo ancora bisogno? dobbiamo aggiornarla?” – Può farci un esempio concreto? “Tra le mie leggi superflue preferite ce n‘è una del sessantotto, riguarda il legname. Vi si dice per esempio come valutare la nodosità del legno. Mi pare decisamente troppo.” – Lei si definisce “difensore delle piccole e medie aziende”. Come si possono aiutare concretamente? “A Bruxelles possiamo fare molto per rendere loro la vita più facile. Possiamo migliorarne le capacità di innovazione, facilitarne l’accesso ai capitali di rischio. Lo stesso valga per quel che riguarda l’amministrazione e il fisco. Possiamo dar loro una mano nel caso di appalti europei, e molto altro ancora.” – Negli ultimi tempi ha ricevuto da ognuno dei 25 stati membri la comunicazione su come ciascuno intenda mettere in pratica la famosa “strategia di Lisbona”, pensata per incrementare crecita economica e occupazione. Una strategia votata cinque anni fa e rimasta lettera morta. “L’integrazione economica in Europa ha creato un enorme potenziale di crescita, che va sfruttato. L’Europa inoltre dovrebbe poter attirare gli investitori, per esempio grazie a una migliore legislazione. Bisognerebbe creare più posti di lavoro, e di qualità, concentrandosi sulla formazione, la ricerca e lo sviluppo. È qui che si situa il futuro dell’Europa.” – Perché la crescita economica è forte in India, Cina, Stati Uniti… mentre le cifre sulla crescita europea sono molto più modeste. Come mai? “Uno sguardo alle cifre della crescita europea evidenzia profonde differenze. I problemi del Vecchio Continente sono essenzialmente legati al rallentamento dell’economia di tre grandi paesi: Germania, Francia e Italia. Ritengo che dovrebbero impegnarsi a fondo per ritornare a crescere in maniera sostenibile. E credo che ce la faranno. Se le riforme del caso prenderanno corpo a livello nazionale, e se metteranno in pratica gli obiettivi concordati, che puntano alla crescita a alla creazione di posti di lavoro.” – Crisi del tessile, del settore calzaturiero… e così via, la lista è lunga. In quanto Commissario europeo all’Industria, non ha l’impressione di essere il comandante di una nave che sta colando a picco? L’industria europea annegherà nello spietato mare della globalizzazione? “No, anzi. Abbiamo riscoperto la politica industriale, che in alcune parti d’Europa era considerata quasi un insulto. C’era chi pensava che ormai vivessimo nell‘èra post-industriale: sciocchezze. Pericoloso, anche. “L’Europa non può sopravvivere senza un’industria forte. L’industria europea èforte, e in tutti gli stati membri vi sono leader di mercato a livello mondiale. Un’industria europea forte non significa né salari bassi né abbassamento della qualità. La forza dell’industria europea è l’offerta delprodotto migliore e più all’avanguardia. Una forza da non perdere. “La globalizzazione ha colpito alcuni settori in particolare, Lei ne ha appena menzionati due. Si tratta di trovare le nicchie di mercato giuste, che garantiscano di guadagnare bene. È il caso già del tessile. Se però qualcuno oggi in Europa pensa di dover produrre magliette per battere la concorrenza cinese, si sbaglia di grosso.”