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Riforma costituzionale: i punti salienti

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Riforma costituzionale: i punti salienti

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La riforma della Costituzione riscrive la seconda parte della carta costituzionale modificandola in senso federalista. I punti-cardine della modifica, voluta dalla Casa delle Libertà, prevedono, fra l’altro, un premierato forte, un senato federale e una riduzione del numero dei parlamentari. Aumentano notevolmente i poteri del presidente del Consiglio che diventa primo ministro. Fra le sue prerogative quella di nominare e revocare i responsabili dei differenti dicasteri e di sciogliere le camere. Un potere prima riservato al capo dello stato. Altra novità importante riguarda la diminuzione del numero dei parlamentari. La camera passa da 632 a 518 deputati, mentre il senato diventa FEDERALE. I suoi membri scendono da 315 a 252. Palazzo Madama cambia quindi natura mandando in pensione il bicameralismo puro. Il senato si occuperà delle leggi che riguardano le materie su cui stato e regioni hanno competenze comuni. Alle regioni passa la legislazione esclusiva su assistenza e organizzazione sanitaria, sull’educazione e sulla creazione di un corpo di polizia amministrativa. Sono questi gli elementi fondamentali della devolution, considerata dai detrattori della riforma come il tentativo delle regioni ricche di sbarazzarsi del peso di quelle meno sviluppate nel sud della penisola. Ma la devolution è stata il punto su cui la lega nord di Umberto Bossi, non era disposta a trattare. Non realizzarla, secondo il carroccio, avrebbe condotto la maggioranza alla crisi di governo. L’opposizione si dice critica. Il suo leader Romano Prodi ha più volte definito questa riforma come una “dittatura del primo ministro”. L’Unione ha promesso barricate e chiesto a gran voce un referendum e una sponda importante l’opposizione l’ha trovata proprio fra i banchi della Lega. Anche i deputati del carroccio chiedono che la riforma sia sottoposta al giudizio popolare per rafforzarne, dicono, la leggittimità.