ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Craig Mundie, vicepresidente di Microsoft: L'Ue arranca dietro Cina e India

Lettura in corso:

Craig Mundie, vicepresidente di Microsoft: L'Ue arranca dietro Cina e India

Dimensioni di testo Aa Aa

Tutti conoscono Bill Gates, ma non molti sanno chi sia il numero due della Microsoft: Graig Mundie è il vice presidente del colosso dei softwear. E’ lui il mediatore con i governi e i leader della finanza mondiale. Si occupa delle strategie di mercato della Microsoft in tutto il pianeta. Lo abbbiamo incontrato in durante una sua visita a Lisbona:

– Benvenuto ad Euronews, signor Mundie. Il mercato delle tecnologie informatiche sta avendo una nuova esplosione: non teme che possa trattarsi di una bolla speculativa come accadde nel ’99? “No. In linea di massima, quando penso all’informatica, non penso ad un fenomeno transitorio, a qualcosa che semplicemente viene e va. In effetti la bolla delle comunication technologies nacque dalla nuova opportunità di utilizzare informatica e comunicazione e in tutto il mondo si è investita un’enorme quatità di denaro. Ora si va verso un effetto di stabilizzazione. Ma la tendenza di fondo dell’information technology è stata quella di un miglioramento continuativo sul lungo periodo. E ritengo che proseguirà così”. – Indiani e cinesi sono particolarmente specializzati nel settore dell’hi-tech. Pensa che l’Europa raggiungerà un giorno questi due giganti? “Credo che Cina e India, ciascuna a proprio modo, abbiano investito entrambenell’industria informatica. Ed effettivamente, per un periodo piuttosto lungo, il loro impegno economico nel settore è stato realmente più significativo di quello europeo. Con un ampio spettro che va dall’ingegneria alle scienze dell’educazione, a tutti i livelli del sistema in queste discipline sono stati formati più specialisti che in Europa. Con un rapporto che oggi come oggi è quantificabile approssimativamente in cinque ad uno”. – Come rappresentante Microsoft, ritiene che lavorare nell’Unione Europea sia più complicato che in altre aree del pianeta? “Sì, se parliamo di lavoratori specializzati. L’Europa ha ancora un enorme serbatoio di professionisti di talento formatisi nell’arco di un lungo periodo. Sfortunatamente, questo potenziale invecchia senza venire sostituito abbastanza velocemente con nuove leve. Le istituzioni per la formazione non creano un ricircolo alla stessa velocità che in altri Paesi. Quindi Cina e India restano professionalmente più giovani per lo sviluppo di abilità ed inventiva produttiva. Sono palesemente desiderosi di essere all’avanguardia e gettano le basi per continuare su questa via negli anni a venire”. – Crede che problemi come le decisioni dell’autorità Antitrust o la legge sul brevetto europeo votata dal parlamento europeo ostacolino l’attività della sua compagnia nel territorio dell’Unione? “Francamente, anche Microsoft si è posta questa problematica. Più in generale il dibattito che si è aperto in Europa sulla questione della proprietà intellettuale in relazione all’industria, porrà a Microsoft alcune sfide. Credo che in fondo la domanda sia come si svilupperà il delicato businnes sulla tecnologia e la sua sostenibilità nella stessa Europa. Bisogna capire se non si raggiungerà uno standard sul riconoscimento della proprietà intellettuale e misure come quelle applicate negli Stati Uniti e in Giappone. Io credo che in Cina e India emergerà la stessa tendenza. – Pensa che i Paesi dell’Unione Europea avranno bisogno di consistenti riforme sociali per essere competitivi su scala mondiale? “Mi sono fatto una certa esperienza osservando posti come la Cina, l’India e altri Paesi dell’Asia: dal momento che hanno una percentuale così alta di popolazione che essenzialmente versa in condizioni di povertà, guardano in maniera davvero differente alla sfida di trasformare questa fascia di cittadinanza in membri produttivi per la società. Sanno che non c‘è altro modo per aiutarli. Semplicemente vanno resi produttivi. E credo che guardino alle tecnologie come ad una opportunità in tal senso”. Riguardo le riforme sociali, ascoltando quel che dice la popolazione, dal momento che in Europa è più bassa la percentuale di chi è fuori dal mercato del lavoro, resta ancora una grande attenzione verso questa fascia di cittadinanza e credo invece dovrebbe esserci la stessa attenzione per cercare di rendere produttivi quei membri della società”.