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La legge anti-terrorismo che avrebbe voluto Blair

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La legge anti-terrorismo che avrebbe voluto Blair

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Gli attentati del sette luglio a Londra hanno chiaramente scosso i britannici, e non sorprende quindi che, nei sondaggi delle ultime settimane, il settanta per cento si sia espresso a favore della possibilità, per gli inquirenti, di mantenere un sospetto di terrorismo in stato di fermo di polizia per un massimo di tre mesi. Era uno dei provvedimenti più controversi, nel pacchetto anti-terrorismo presentato dal governo. Altri punti, come il divieto di incitare ad azioni terroristiche, o la possibilità di usare i sospetti come informatori, hanno suscitato meno dibattito. Invece, portare il fermo dai 14 giorni attuali a tre mesi, senza un capo d’accusa, avrebbe inferto un duro colpo alla tradizione britannica, secondo Emily Thornberry, deputato laburista: “Il nostro sistema penale – dice – è fondato sull’idea che si possano commettere errori, e se non fosse così non avremmo bisogno di processi. La polizia potrebbe arrestare la gente e metterla direttamente in carcere, ma ovviamente anche la polizia commette degli errori”.

Gli specialisti nel campo dei diritti civili come Michael Mansfield, poi, si dicono preoccupati per le condizioni della detenzione, e l’effetto che queste potrebbero avere sulla credibilità delle inchieste: “La detenzione avviene in condizioni durissime, nel carcere di massima sicurezza di Belmarch, ed è stato dimostrato in passato che quelle condizioni portano a un deterioramento fisico e mentale. In queste circostanze, c‘è un alto rischio che si ritorni ai tempi delle false confessioni” C‘è però anche chi sottolinea che le inchieste per terrorismo sono particolari, e richiedono più mezzi e tempo rispetto a quelle relative ad altri crimini. Questo ex ufficiale, specializzato nella lotta al terrorismo, si dice convinto della correttezza della proposta fatta dal governo: “L’inchiesta formalmente si apre solo al momento dell’arresto del terrorista. Poi possiamo scoprire molto di più sulle basi logistiche, dobbiamo decrittare i computer eventualmente sequestrati, tradurre i documenti, cooperare con le polizie d’oltre-mare. È ben difficile farlo in due settimane” Tony Blair teneva molto al suo progetto: già le proposte formulate dal governo britannico a livello europeo erano state nettamente ridimensionate dai partner; ora ha subito lo stesso destino la legge che aveva presentato alla Camera dei Comuni: che mai, dal ’97 ad oggi, aveva messo il premier in minoranza.