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Col nuovo Statuto, la Catalogna diventa "Nazione"

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Col nuovo Statuto, la Catalogna diventa "Nazione"

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Era il 30 settembre, quando il capo del governo catalano Pasqual Maragall e il leader dell’opposizione Artur Mas, si facevano ritrarre insieme, soddisfatti. Il nuovo Statuto dell’autonomia era stato appena approvato dal parlamento regionale.Il presidente dell’assemblea leggeva il risultato: 120 voti a favore e 15contrari.E’ la terza volta nella storia che la Catalogna si attribuisce poteri politici di autogoverno.

Il primo statuto fu nel 1932.Abolita sotto il regime di Franco, l’autonomia venne ricostituita due anni dopo il ritorno della democrazia in Spagna. Lo Statuto del 1979 rappresentò il quadro politico in cui il leader storico dei nazionalisti catalani Jordi Pujol poté governare per 23 anni.Con la democrazia, la Spagna ha riformato la propria architettura istituzionale, con la costituzione di 17 regioni autonome, ognuna dotata di un Parlamento e di un Governo.

Ceuta e Melilla hanno lo statuto di città autonome.La Catalogna, fra le tre regioni più ricche del Paese, vuole ora allargare le proprie competenze politiche. Nell’articolo 1 del nuovo testo, si definisce una nazione. Termine che ha un connotato politico ben più importante della “nazionalità” di cui parlavano gli statuti precedenti. Una novità che ha già sollevato obiezioni e polemiche.Poi c‘è la lingua: il catalano diventa l’idioma ufficiale (insieme al castigliano) e preferenziale nella pubblica amministrazione.

Tutti i funzionari dovranno essere bilingui e l’insegnamento del catalano è un diritto codificatodi tutti gli studenti di ogni ordine e grado, fino all’università.Anche nell’ordinamento giudiziario c‘è una grande novità: la creazione di un Consiglio di giustizia della Catalogna, organo di autogoverno del potere giudiziario, che acquisisce i poteri finora appannaggio del Consiglio superiore di Stato, con sede a Madrid.Non può esserci vera autonomia senza l’indipendenza fiscale:

il nuovo Statuto vara un’agenzia tributaria catalana che preleverà l’intero ammontare delle imposte, per poi cederne allo Stato centrale una parte, che comunque non potrà mai essere superiore al 50 per cento. La Generalitat catalana si riserva inoltre la facoltà d’imporre nuove tasse e modificare quelle esistenti.