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Ciagate, incriminato Libby. Duro colpo all'amministrazione Bush

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Ciagate, incriminato Libby. Duro colpo all'amministrazione Bush

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Si tratta probabilmente del colpo più duro per l’amministrazione Bush. L’incriminazione di Lewis Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Dick Cheney, decisa dal Gran Jury, ha prodotto gli effetti di un terremoto.

Libby rischia fino a 30 anni di prigione per falsa testimonianza, spergiuro e ostruzione della giustizia. Pur accogliendo le dimissioni di Libby, il presidente Bush ha colto l’occasione per ringraziarlo del lavoro svolto, e, dopo essersi detto rattristato per l’accaduto, ha ribadito che nel sistema giudiziario degli Usa “ogni individuo gode della presunzione di innocenza e ha diritto a un processo equo e a un giudizio sereno”. Le accuse che hanno investito Lewis Libby nascono dalle rivelazioni sulla reale identità di Valerie Plane, giornalista e agente della Cia, messe in giro secondo l’accusa, per creare difficoltà al marito, il diplomatico Joseph Wilson, che in quel momento non si era prestato ad avallare le false rivelazioni circa un traffico di uranio tra il Niger e l’Iraq. Il procuratore speciale Patrick Fitzgerald, ha negato che la sua inchiesta tenda a mettere in discussione la legittimità o meno della guerra in Iraq, ma ha difeso il principio democratico del primato della legge. “Quando il capo dello staff del vicepresidente è accusato di spergiuro e ostruzione della giustizia, si mostra al mondo che siamo un paese che prende sul serio la legge e che tutti i cittadini sono soggetti alla legge. Applicarla in ogni caso è una garanzia per i cittadini, e anche per le alte autortà”. Resta ancora nell’inchiesta l’altra eminenza grigia dell’amministrazione Bush: Carl Rove, consigliere del presidente, non ha ricevuto l’atto di incriminazione, ma le indagini continuano. E la cosa non può che preoccupare la Casa Bianca.