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Narayana Murthy, il Bill Gates indiano, per un "libero ma giusto mercato"

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Narayana Murthy, il Bill Gates indiano, per un "libero ma giusto mercato"

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Ha cominciato da una piccola compagnia produttrice di software con un capitale sociale di 250 dollari. Oggi Narayana Murthy è il presidente di Infosys, la stella più luminosa nel firmamento della nuova economia asiatica. La sua è la società leader di Bangalore, la Silicon Valley indiana. Appartiene a quella lobby di uomini d’affari che sta avendo oggi un cruciale ruolo politico nell’orientare le decisioni che riguardano il commercio, l’economia, fino alla politica estera.

– Con il 98 per cento delle sue entrate provenienti dall’estero e una quindicina di uffici collocati negli Stati Uniti e in altri paesi, la sua compagnia è una grossa realtà del settore delle nuove tecnologie. Ritiene di essere il nuovo Bill Gates? “No, penso che non sarebbe giusto verso Bill Gates, perché lui è il più grande imprenditore del mondo e io sono piccolo rispetto a lui. Però è vero che essendo stato il primo in India a creare una grande società nel campo della nuova economia e poiché molte persone nella mia compagnia guadagnano parecchio denaro, in molti mi chiamano così”. – Solo il 5 per cento degli indiani ha tratto profitto da questo boom delle nuove tecnologie. “L’industria del software ha dimostrato che è possibile sviluppare prodotti e servizi all’altezza del mercato mondiale restando in India. Questo è il primo valore aggiunto della mia industria. Il secondo è: quest’industria ha dimostrato che è possibile creare un grande numero di posti di lavoro se si osserva il mercato globale, e in effetti questa è una delle esigenze che ha il paese. Terzo, ha dimostrato che è possibile gestire un’organizzazione secondo la legge e l’etica nell’India di oggi e seguire i principi più avanzati della corporate governance. Quarto, poiché i nostri dipendenti sono ben pagati, poiché hanno un buon reddito a disposizione, spendono e stimolano i settori secondiario e terziario dell’economia: vanno al ristorante, vanno a teatro, acquistano auto, vestiti… in altri termini, creano posti di lavoro”. – Che cosa si aspetta dalla riunione dell’Omc di Hong Kong? “Mi aspetterei le seguenti cose: primo, un’evoluzione da un regime di libero mercato a un regime di giusto e libero mercato. Cioè che gli Stati Uniti riducano i loro sussidi all’agricoltura e l’Europa riduca i suoi sussidi all’agricoltura.Secondo, che i paesi come India, Brasile e Sudafrica si impegnino per portare avanti questa trasformazione. Spero che avremo un migliore regime dei servizi, che il movimento delle persone da paesi come l’India all’Europa occidentale diventi più facile, in modo che cresca qui il valore delle società produttrici di software”. – Allora pensa che la battaglia più importante alla prossima riunione si giocherà sul terreno dei servizi, non su quello dell’agricoltura. “I leader indiani salteranno sul treno dell’agricoltura perché la grande maggioranza degli indiani vivono di agricoltura, ma l’India è anche molto favorevole al libero movimento delle persone, nel campo dei servizi. Entrambe le cose sono importanti. Se la possibilità di spostarsi dall’India a uno di questi paesi sarà immediata, priva di attriti, penso che questo sarà un grosso passo avanti perché aggiungerà valore alle società europee. Il settore agricolo ha sofferto molto, il tasso di crescita è sceso dal 3 per cento a meno del 2 per cento. La grande maggioranza degli indiani, 650 milioni di persone, vivono in aree rurali, hanno meno denaro di prima da spendere. E allora, dicono, è questa la globalizzazione? È questa l’apertura delle frontiere? È questa l’organizzazione mondiale del commercio? Sono tutti molto molto arrabbiati”.