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KOTCHARIAN, PRESIDENTE REALISTA ("L'adesione alla Ue, un giorno, chissà")

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KOTCHARIAN, PRESIDENTE REALISTA ("L'adesione alla Ue, un giorno, chissà")

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Il presidente armeno Robert Kotcharian ha ricevuto la nostra inviata a Bruxelles, dove si è recato per negoziare il piano di cooperazione del suo paese con l’Unione Europea nel quadro della cosiddetta “Politica europea di vicinato”.

L’Armenia è uno dei tre paesi del Caucaso meridionale. Le sue frontiere con la Turchia e l’Azerbaigian sono chiuse. Anche il passaggio attraverso la Georgia è limitato dal conflitto in Abkazia. – Presidente, benvenuto su EuroNews. La Georgia, che confina con voi, ha detto chiaramente di avere ambizioni europee. E l’Armenia si vede un giorno, nell’Unione Europea? “Ritengo che partecipare a pieno titolo al programma della “Politica europea di prossimità” proposta dai Venticinque è qualcosa di ben più realistico. Del resto, la stessa Unione Europea ha difficoltà a dire con precisione sino a dove si estenderà, sino a dove spingerà le sue frontiere orientali. Preferisco dunque essere realista e parlare di cose concrete, realizzabili oggi. E che siano i politici armeni delle generazioni future a decidere dove andrà l’Armenia di domani.” – Ciascuna delle ex repubbliche sovietiche, oggi paesi indipendenti, ha priorità diverse, sia nei rapporti con la Russia, sia rispetto alle altre ex repubbliche. Per l’Armenia, quali sono le sue priorità? “Dopo il crollo dell’URSS si è creata una nuova situazione geopolitica nell’area post sovietica. Il processo di adattamento a questa nuova realtà non è ancora finito. Sul piano economico e militare la Russia è lo stato più potente della regione. Per noi è un partner fondamentale, oltre che strategico. Questo però non ci impedisce di costruire o approfondire le relazioni con altri stati, compresi i paesi dell’Unione Europea, gli USA o l’Iran. Quello che voglio dire è che assistiamo a un normalissimo processo di ricerca di nuovi punti di riferimento in una situazione nuova, senza rinunciare a ciò che è stato creato dalle generazioni precedenti. C‘è poi la questione del legame spirituale con la Russia, legame che è sempre forte. E sarebbe un peccato perderlo.” – Lei conosce il problema dell’Alto Karabakh avendolo vissuto direttamente: era Lei alla testa della difesa del Nagorni Karabakh, ne è stato primo ministro e presidente. Secondo Lei, quali sono le prospettive per la risoluzione del conflitto in questa regione? “I negoziati continuano. Direi che siamo in una fase positiva. Il tutto però è estremamente riservato e non posso fornire particolari. Vorrei però offrire il punto di vista armeno sulla questione. Quando l’Unione Sovietica si è dissolta il popolo del Nagorni Karabakh si è avvalso del diritto all’autodeterminazione, attraverso un referendum, dunque rispettando le norme del diritto e della democrazia. L’esistenza della repubblica dell’Alto Karabakh è una realtà. Adesso bisogna trovare il modo di fornire a questo popolo l’inquadramento giuridico per poter divenire parte integrante della comunità internazionale.” – Entrando nel Consiglio d’Europa Armenia e Azerbaigian si sono impegnate a trovare una soluzione negoziale all’Alto Karabakh. Eppure entrambi i paesi hanno incrementato le spese militari. Non è una contraddizione? “Sicuramente vi sono delle contraddizioni, anche se inviterei a considerare l’aumento non in termini reali ma in relazione al bilancio del paese. Quello che trovo pericoloso sono le parole utilizzate dall’Azerbaigian: “noi abbiamo le entrate garantite dal petrolio, noi possiamo aumentare le spese militari tanto da far pendere la bilancia dalla nostra parte, e noi potremo risolvere il problema colle armi.” Questi sono discorsi pericolosi, non le spese in armamenti. – Il 3 ottobre scorso l’Unione Europea ha ufficialmente aperto i negoziati con Ankara. Qual è la posizione dell’Armenia sulla questione dell’entrata della Turchia nell’Unione Europea? “Sulla questione siamo divisi. Da una parte il processo di adesione richiederà alla Turchia tutta una serie di riforme importanti per la società turca. E questo è molto positivo, secondo me. C‘è però un aspetto negativo, di cui vorrei parlare. È la prima volta che si avviano negoziati con un paese che sbarra la strada a un paese vicino, che non si mostra disposto a ricoscere certe pagine oscure della sua storia. Questo andrebbe indagato, dagli europei per primi. Dopo tutto oggi sarebbe difficilmente concepibile la creazione dell’Europa se non si avesse saputo chiedere scusa. – Signor Presidente, cosa ne pensa della recente risoluzione del Parlamento Europeo che ha chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno? Come è stata presa nel suo Paese? “Molto positivamente. E non solo in Armmenia. Anche la diaspora armena ha avuto una forte reazione. Possiamo solo rammaricarci del fatto che questa decisione dell’Europarlamento non sia vincolante per la Commissione Europea.” – La ringrazio, Presidente. “Grazie a voi.”