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Naltcik: cronaca dell'assedio. Le reazione del Cremlino

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Naltcik: cronaca dell'assedio. Le reazione del Cremlino

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Una città in stato d’assedio: scontri a fuoco per le strade, palazzi occupati e dati alle fiamme. È stata una giornata ad alta tensione quella di oggi a Naltcik, capitale della repubblica caucasica della Cabardino-Balkaria, in Russia. E non è ancora finita.

Un gruppo composto da un centinaio di estremisti islamici, provenienti dalla vicina Cecenia o residenti nella Cabardino-Balkaria, ha assaltato tre commissariati di polizia, la sede locale del ministero dell’interno e quella dei servizi di sicurezza. Immediato l’intervento delle forze speciali della polizia e dell’esercito russo che hanno faticato a riprendere il controllo della città. Il bilancio è grave: 20 ribelli uccisi, una trentina i morti tra civili e militari. L’assalto è stato rivendicato dalla guerriglia indipendentista cecena, con un comunicato inviato a un sito internet vicino ai ribelli. Rivendicazione giudicata credibile dalle autorità russe che hanno fornito anche un movente agli assaltatori. All’alba le forze speciali hanno arrestato alla periferia di Naltcik 12 estremisti islamici, tra cui uno dei cabi wahabiti che si oppongono alla presenza russa nel Caucaso. I ribelli avrebbero scatenato l’assalto di Naltcik per tenere impegnata la polizia, mentre un gruppo tentava di liberare il loro leader. Inutilmente perchè tutti e 12 i ribelli sono stati uccisi dai federali di Mosca. Nella tarda mattinata quasi tutti gli edifici conquistati dagli estremisti sono ritornati sotto il controllo delle forze dell’ordine. Ma si continua a sparare. Vicino a uno dei commissariati presi di mira dal commando sorge una scuola che è stata subito evacuata nel timore di una seconda Beslan. Uccidere chiunque abbia un’arma in mano e opponga resistenza. L’ordine,categorico, è partito dal Cremlino. È stato Vladimir Putin in persona a dettarela strategia delle forze speciali russe accorse a Naltcik per liberare la cittàdall’assedio dei ribelli ceceni. Prima di firmare il via libera all’intervento, il presidente russo ha dato istruzioni precise: non un solo ribelle doveva lasciare vivo la località della Cabardino-Balkaria. Le squadre federali lo hanno preso alla lettera. Hanno ingaggiato una guerriglia urbana strada per strada, palazzo per palazzo. Alla fine sono 20 i ribelli che hanno pagato con la vita lo scontro con i federali del Cremlino.