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La tragedia del dopo terremoto

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La tragedia del dopo terremoto

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Fame, freddo, frustrazione: i sopravvissuti al sisma di sabato sono alle prese col dopo terremoto. E la distribuzione di viveri e generi di prima necessità si trasforma spesso in una rissa disperata.

Nella capitale del Cashmire pakistano il 70% delle case non esiste più, il resto è pericolante. L’80% della popolazione dorme all’adiaccio. Le piogge abbondanti delle scorse ore hanno però trasformato le poche strade intatte in ruscelli di fango. L’emergenza sanitaria si aggrava di ora in ora: l’acqua è inquinata, le epidemie sono in agguato, e non solo un migliaio di ospedali sono andati distrutti, ma lo stesso personale medico è stato decimato. Le vittime ufficiali sono 22mila ma le stime prevedono almeno 40mila morti, in maggioranza bambini. Lontano dalle città gli sfollati attraversano colline e montagne a piedi, col rischio di venir travolti dalle frane. Secondo l’Onu il numero dei senzatetto potrebbe raggiungere la cifra di quattro milioni. Il sisma che ha colpito il subcontinente indiano è stato particolarmente devastante nel Cachmire controllato dal Pakistan, un territorio in gran parte montuoso, che ha reso l’arrivo dei soccorsi tardivo quando non impossibile via terra. Nella cittadina di Belakot, dove tre scuole sono state rase al suolo dal sisma, è arrivata un‘équipe inviata dagli Emirati Arabi. Il suo responsabile racconta che a tre giorni dalla catastrofe sono riusciti a estrarre vive dalle macerie tre persone. In compenso sono stati recuperati 60 cadaveri. La tecnologia messa a disposizione dalla comunità internazionale consente di salvare decine di vite umane. Ma per un ragazzino individuato e tratto in salvo dai soccorritori francesi gli obitori, spesso improvvisati, ricevono ogni giorno centinaia di corpi senza vita. La tragedia, che ha visto la reazione solidale di tanti paesi, registra offerte di aiuto anche da parte di nazioni notoriamente invise a Islamabad: è il caso dell’India, il cui contributo in mezzi, ingente, è stato accettato, e di Israele, con il quale il Pakistan non aveva più relazioni diplomatiche.