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Terremoto in Pakistan: una vittima estratta viva dalle macerie a Islamabad

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Terremoto in Pakistan: una vittima estratta viva dalle macerie a Islamabad

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36 ore dopo il grande terremoto in Pakistan un uomo, sepolto sotto alle macerie di un grattacielo di 10 piani di Islamabad, è stato tratto in salvo.

L’unica buona notizia, quando il bilancio del sisma di sabato supera già i 19 mila morti accertati, e il timore è che alla fine questa cifra possa quasi raddoppiare. La scossa di magnitudo 7,6 sulla scala Richter, ha colpito il Kashmir pachistano, una zona montagnosa a confine con l’India. Dall’altra parte della frontiera, le autorità indiane segnalano meno di mille morti, una cifra che, secondo gli ananlisti, potrebbe essere volutamente sottostimata. Il Kashmir è al centro di un contenzioso fra Nuova Dehli e Islamabad, ed è una delle zone più militarizzate del mondo. Secondo i calcoli del governo pakistano, fra morti, feriti e senza tetto, il sisma ha colpito almeno la metà dei quasi 2,4 milioni di abitanti del paese. Gli aiuti iraniani sono già arrivati all’aeroporto di Islamabad. Il presidente pakistano Pervez Musharraf ha definito questo terremoto come la più grave tragedia mai vissuta dal suo paese e ha lanciato un appello alla comunità internazionale. Manca il materiale di primo soccorso, mancano tende e coperte, ma soprattutto mancano gli elicotteri per raggiungere i tanti villaggi isolati in montagna. L’Europa si sta mobilitando: l’Unione mette a disposizione 3,6 milioni di euro, e anche i singoli stati fanno la loro parte: l’Italia ha fatto partire materiale per allestire una tendopoli per un migliaio di persone, mentre un esperto della protezione civile francese elenca il materiale inviato da Parigi: “Macchine da sollevamento, cuscinetti pneumatici che consentono di raggiungere le persone sotto alle macerie, seghe adatte a tagliare il cemento armato, in modo che le unità cinofile, e le squadre mediche possano arrivare il più vicino possibile alle vittime”. ONU, Banca mondiale, Croce rossa e Mezzaluna rossa, tutte le organizzazioni internazionali stanno rispondendo all’emergenza.