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Budget europeo 2007-2013: è stallo in Europa durante la presidenza britannica.

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Budget europeo 2007-2013: è stallo in Europa durante la presidenza britannica.

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La fase di stallo che vive l’Unione Europea affonda le radici nelle divergenze fra Gran Bretagna e Francia.

Nel vertice di giugno i 25 non sono giunti ad un accordo sul bilancio europeo per il periodo due mila sette due mila tredici. Londra è stata inflessibile: il rimborso sui contributi comunitari di cui gode la Gran Bretagna, ottenuto dalla Tatcher nell’84, può essere cancellato solo nel quadro d’una revisione della Politica Agricola Comune, sbilanciata a favore della Francia. Il mandato britannico scade a dicembre: pare difficile che la situazione si sblocchi prima che la presidenza di turno passi a Vienna. “Blair ha detto che se la politica agricola comune venisse rivista si potrebbe riparlare anche dello sconto britannico” spiega l’analista Daniel Gros. “Ma poi i suoi stessi ministri sono andati in parlamento europeo a dire scusateci, non abbiamo idea di come la politica agricola potrebbe essere cambiata”. Molti analisti pensano che Tony Blair – nel suo ruolo di presidente di turno dell’Unione Europea – si riterrà soddisfatto d’aver al proprio attivo il passo storico dell’avvio dei negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione. Un’ipotesi negativa secondo Alain Lamassoure deputato francese del Partito popolare. “E’ auspicabile che il Regno Unito eserciti appieno il proprio ruolo di presidente di turno e che non ritenga esaurito il proprio mandato con l’apertura dei negoziati con Ankara. I sei mesi di Londra scadono il 31 dicembre ed è a causa del premier britannico che i negoziati sul budget sono stati un buco nell’acqua a giugno scorso. Blair dovrebbe preoccuparsi di riprendere le trattative e di giungere ad un accordo se non altro tra i governi”. Quello di Londra è un compito difficile in un’Europa che attende tra l’altro che Berlino abbia un nuovo governo. A pagare il prezzo più alto dell’attuale immobilismo sarebbero in primis i nuovi Paesi entrati nell’Unione, quelli con le economie più deboli.