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La Turchia, la sua popolazione, la sua economia e le sue sfide

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La Turchia, la sua popolazione, la sua economia e le sue sfide

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La Turchia è innanzittutto la sua popolazione: 73 milioni e 300 mila abitanti. E saranno 85 milioni nel 2020, 97 milioni nel 2050, prima che il loro numero inizi a diminuire. Simbolo di questa potenza demografica: Istanbul, una delle più grandi metropoli d’Europa, che si allunga sulla riva asiatica del Bosforo.

Il paese si estende per oltre 780 mila chilometri quadrati, e da sempre è una cerniera tra l’Europa e l’Asia. In seguito alle ondate migratorie iniziate nel 1960, oltre 4 milioni di turchi vivono in Europa. La maggior parte provengono da zone rurali. Qui siamo nel quartiere turco di Bruxelles. Emine Bozkurt è la prima europarlamentare olandese d’origine turca: “La Turchia ha molte facce. Ci sono città moderne, anche più evolute di molte città europee. Ma esiste anche la parte rurale del paese”. Fondata da Mustafà Kemal Ataturk nel 23 la repubblica turca è ancorata ai principi della modenità europea: alfabeto latino, laicità dello stato, uguaglianza tra uomini e donne, tanto che le donne turche hanno votato prima di quelle italiane. Ma allo stesso tempo la repubblica ha ereditato tutta la complessità dell’impero ottomano. Innanzitutto le minoranza non musulmane: armeni, ebrei e greci sono circa 130 mila persone riconosciute da Ankara a seguito del trattato di Losanna del 23. Ma regole non scritte continuano a limitare loro l’accesso a posti di rilievo nell’amministrazione pubblica. E poi ci sono i curdi: circa 13 milioni, una grande minoranza etnica di cui Ankara ha negato l’esistenza per decenni. Solo recentemente, sotto pressione dell’Unione europea, i curdi hanno ottenuto il riconoscimento di alcuni diritti culturali. L’altro grande divario è quello economico. Un gran fossato separa ad esempio la regione europea sviluppata e ricca, dall’Anatolia dove l’agricoltura è dominante. In tutto il settore agricolo impiega circa 8 milioni di lavoratori.