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Usa: "Mamma Cindy", la donna che riportò i pacifisti in piazza

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Usa: "Mamma Cindy", la donna che riportò i pacifisti in piazza

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Sembravano scomparsi dalla scena, indeboliti dalla vittoria di Bush alle elezioni di novembre scorso e sopraffatti dai tempi lunghi della missione militare in Iraq. Invece se i pacifisti statunitensi sono di nuovo tornati a manifestare, lo si deve alla testarda testimonianza di una donna, Cindy Sheehan, da maggio passato impegnata in una protesta nonviolenta contro la guerra.

Divenuta per i media e i militanti “Mamma Cindy”, la Sheehan questa estate si era incatenata ai cancelli del ranch di Bush, nel Texas, per protesta dopo la morte del figlio soldato, raccogliendo consensi tra chi si oppone alla guerra, e riempiendo i media di interviste-choc come questa: “Mio figlio è stato ucciso da Bush e dalla sua arrogante politica estera. Qui è quando aveva sei anni. Voglio chiedere al presidente perché ha ucciso mio figlio. Voglio sapere per cosa è morto”. Il movimento che ora pare rinascere attorno a Cindy era comparso d’un tratto con le manifestazioni dell’inizio 2003. Un mese prima dell’invasione dell’Iraq, da Londra a Parigi, da Madrid a Roma, una gigantesca catena di manifestazioni pacifiste aveva occupato la scena imponendo ai media la realtà di una opinione pubblica divisa letteralmente in due, e di una opposizione alla guerra in via di una costante crescita. Dal 47 per cento di contrari nel 2003 al 67 per cento di oggi: così gli istituti demoscopici fotografano le conseguenze sull’opinione pubblica delle notizie in arrivo dall’Iraq. Le torture a Abu Ghraib, i rapimenti e gli assassinii di giornalisti occidentali, il pantano che pare senza fine hanno fatto impennare le cifre. In questo mese di settembre ben il 63 per cento degli intervistati chiede il ritiro delle truppe. Una percentuale record. Per il presidente Bush, caduto ai minimi storici di popolarità dopo le polemiche seguite all’uragano Katrina, è un dato da non sottovalutare.