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Domenica Svizzera vota su estensione libera circolazione ai 10 nuovi Paesi Ue.

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Domenica Svizzera vota su estensione libera circolazione ai 10 nuovi Paesi Ue.

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Domenica 25 settembre gli svizzeri decidono se aprire le porte ai lavotori dei nuovi stati membri dell’Unione Europea.

Gli ultimi sondaggi indicano che sarà un referendum sul filo del rasoio. Tanti gli indecisi: il 12%. Potrebbero fare la differenza. La possibilità di un “no” suscita timori a Bruxelles: non poter estendere gli accordi di libera circolazione ai 10 Paesi che hanno raggiunto l’Europa nel 2004 (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Cipro) significherebbe rimettere in discussione gli accordi bilaterali già negoziati con l’Unione a 15. Oskar Freysinger del Partito Nazionalista Vallese è schierato per il “no”: “Perderemmo il controllo democratico sull’immigrazione” dice. “Se apriamo le porte a tutti il mercato diventerà l’unico fattore determinante e i lavoratori svizzeri non sarnno protetti”. Gli accordi bilaterali sono cruciali per il mercato del lavoro: l’anno scorso l’80% delle importazioni e il 60% delle esportazioni elvetiche rispettivamente venivano ed erano dirette all’Europa a 15. “Abbiamo già abbastanza stranieri in svizzera, ora basta” – dice un signore di un cantone tedesco. Di opinione opposta un francofono: “Certo che devono venire! Se per i cittadini dei nuovi stati membri ci sarà lavoro resteranno altrimenti torneranno a casa loro. Comunque io voterò si”. Il timore per l’ormai famigerato “idraulico polacco” avrà certo un peso, ma fra Svizzera ed Europa quelle in ballo sono anche relazioni in tema di trasporti, agricoltura, ricerca scientifica.