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I colori palestinesi sulla Striscia di Gaza

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I colori palestinesi sulla Striscia di Gaza

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Mahmud Abbas ha compiuto oggi il gesto simbolico che ha messo fine a 38 anni di occupazione israeliana: ha piantato la badiera palestinese in quello che era l’insediamento di Elei Sinai.

“Il prossimo passo ha dichiarato è la fine dell’occupazione in Cisgiordania”. Parole foriere di nuovi contrasti: è lì che il governo Sharon intende ampliare le sue colonie, dove ora vivono 245 mila ebrei circondati da quasi due milioni e mezzo di arabi e dove i palestinesi contano di avere la maggior parte del loro futuro stato. I soldati israeliani hanno concluso il loro storico ritiro nelle 21 colonie della Striscia di Gaza, tra ieri notte e stamane: non è passato neppure un mese dall’inizio dell’evacuazione forzata. Dietro di loro hanno lasciato macerie e sinagoghe, 26 in tutto. Hanno spazzato via le case, ma non i loro luoghi di culto: l’esecutivo ha detto no alla demolizione ribaltando il via libera della Corte Suprema. Due sinagoghe nella notte sono state incediate, una terza, saccheggiata. Il capo della diplomazia israeliana Silvan Shalom ha accusato i palestinesi di barbarie, il ministro palestinese degli Affari Civili Mohammed Dahlan accusa invece Tel Aviv di aver voluto consegnare al mondo l’immagine dei palestinesi distruttori di luoghi di preghiera. Festa, ma anche caos nella Striscia di Gaza: decine di palestinesi hanno attraversato la frontiera con l’Egitto nel disordine piu’ totale, in questa frontiera presidiata con rigore da Isrele, almeno fino a stamane. Un palestiense sarebbe stato ucciso, ma il Cairo smentisce.