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Giappone alle urne. Tema principale: la privatizzazione delle poste

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Giappone alle urne. Tema principale: la privatizzazione delle poste

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Sono 103 milioni gli elettori giapponesi chiamati alle urne fino alle tredici di oggi (ora dell’Europa centrale) per il rinnovo anticipato della Camera Bassa. I sondaggi danno il premier uscente Junichiro Koizumi in vantaggio, e in cammino verso la maggioranza assoluta.

Rischia un brusco ridimensionamento, invece, il Partito Democratico di Katsuda Okaya. Secondo le previsioni potrebbe scendere a 130 seggi su un totale di 480, mancando clamorosamente l’obiettivo di una vittoria capace di dar vita all’alternanza. Attorno ai 53 mila seggi la sicurezza è elevatissima. Il Giappone – che ha un contingente in Iraq – è stato più volte minacciato di attentati, ma a dividere l’elettorato più che i temi della guerra paiono quelli di politica interna, legati alla privatizzazione delle poste. Otto agosto 2005. Il parlamento giapponese boccia il progetto di privatizzazione delle poste, fortemente sostenuto dal governo. Sconfitto, il premier Junichiro Koizumi, scioglie la Camera Bassa e indice elezioni politiche anticipate, destinate a trasformarsi in un referendum pro o contro la riforma postale. Prima istituzione finanziaria al mondo, le Poste giapponesi contano 262.000 dipendenti e depositi per 2.500 miliardi di euro. Secondo il progetto del partito Liberal-democratico del primo ministro, entro il 2017 il mastodonte dovrebbe venire smembrato in quattro società e trasformato in una impresa privata. I sostenitori della privatizzazione si attendono che una enorme massa di liquidità, ora investita quasi per intero in Buoni del tesoro a garanzia del debito pubblico, venga dirottata nel settore privato per rilanciare l’economia. Contrario al piano di privatizzazione si è detto il Partito Democratico, principale forza dell’opposizione.