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Chernobyl: il rapporto dell'Onu ridimensiona il bilancio del disastro

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Chernobyl: il rapporto dell'Onu ridimensiona il bilancio del disastro

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“L’eredità di Chernobyl: ripercussioni sanitarie, ambientali e socio-economiche”. Si intitola così il rapporto dell’Onu e dei governi ucraino, bielorusso e russo che ridimensiona le conseguenze del disastro nucleare civile più grave della storia.

Otto agenzie delle Nazioni Unite hanno partecipato alla ricerca: cento scienziati hanno cercato risposte definitive sull’impatto dell’incidente. L’esplosione del reattore numero 4, il 26 aprile dell’86, sprigionò 50 tonnellate di materiale radioattivo, una nube tossica si estese su tutta l’Europa: 200 mila chilometri quadrati di territorio furono sorvolati dalla nube radioattiva. Oltre 600 mila persone furono ampiamente esposte alle radiazioni: tra loro, 200 mila soldati, i dipendenti della centrale e gli abitanti delle zone vicine all’impianto. Nonostante queste cifre, il Forum per Chernobyl comunica oggi che il numero delle vittime provocate in totale dall’incidente non sarà superiore a 4 mila: di fatto gli esperti dichiarano che Chernobyl ad oggi ha ucciso soltanto 56 persone, tra cui 47 soccorritori e 9 bambini deceduti per cancro alla tiroide. 2.03 Il presidente della conferenza, Burton Bennet, ha dichiarato che le autorità degli stati più colpiti hanno esagerato le conseguenze del disastro: hannno parlato di cancro di massa, un evento che in realtà non si è verificato. La disinformazione avrebbe invece provocato, secondo il dottor Fred Mettler, co-autore del rapporto, un “fatalismo paralizzante”, con un impatto sulla salute psichica di intere popolazioni. “Le persone esprimono una mancanza di fiducia nel proprio stato di salute e mancanza di iniziativa”. Green Peace accusa gli autori del rapporto di essersi basati su informazioni contraddittorie e omissioni. A prescindere dal numero delle vittime, dal sottosuolo di Chernobyl riemerge una nuova minaccia radioattiva: il sarcofago in cemento costruito intorno al reattore esploso continua a deteriorarsi e rischia di crollare.