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Bush passa al contrattaco per migliorare l'immagine dell'amministrazione

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Bush passa al contrattaco per migliorare l'immagine dell'amministrazione

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Bush ha regito troppo lentamente. E’ la principale accusa rivolta alla Casa Bianca per la gestione dell’emergenza Katrina. Al massiccio quanto tardivo intervento dei soccorsi s’aggiunge ora una campagna volta a migliorare l’immagine dell’amministrazione. Ieri dal centro di coordinamento della croce rossa di Washington, Bush ha giocato la carta dell’ottimismo: “Il mondo ha visto una marea devastare la costa del Golfo del Messico, ora assistiamo ad una marea di solidarietà”.

Ancora di più pesa l’accusa d’aver abbandonato i neri di New Orleans al proprio destino. Condolezza Rice, originaria dell’Alabama, era la più indicata per rispondere alle critiche: il segretario di stato si è recata tardivamente nelle zone disastrare per rendere tangibile la presenza di Washington. Tra Luisiana, Mississippi, Alabama la comunità di colore ha fatto registrare il maggior numero di vittime: i meno abbienti sono proprio i neri, spesso senza una macchina per poter fuggire in tempo. Dunque hanno atteso in vano i soccorsi. Fino a ieri, in tanti erano ancora accampati sui tetti. Kanye West, star dell’hip-hop, ha lanciato critiche feroci, in parte rivolte all’atteggiamento dei media: “Per una famiglia di neri tutti parlano di saccheggiatori. Se si vedono dei bianchi, allora sono solo in cerca di cibo”. Oltre ai ritardi l’altra domanda è dov’erano i fondi e il supporto logistico necessari per intervenire tempestivamente? I detrattori di Bush – che si è recato nelle zone disastrate per la prima volta il 2 settembre – rispondono: in Iraq. Argomento delicato visto che sono sempre di più gli americani contrari al conflitto. “Sono in totale disaccordo -ha detto Bush – Abbiamo il compito di difendere il Paese nella guerra al terrorismo e abbiammo il compito d’aiutare la popolazione nel Golfo del Messico. E li stiamo svolgendo entrambi”. Rispetto all’ormai famigerato Superdome, ora evacuato, le condizioni dei rifugiati sono migliori all’aeroporto di New Orleans. Ma tra gli sfollati arrivano commenti imbarazzanti per il presidente. “Siamo un grande Paese: siamo andati a combattere in Vietnam, siamo in Iraq. Com‘è possibile non essere in grado di fronteggiare un uragano”, dice qualcuno. E’ certo che il Paese abbia affrontato la sua peggior catastrofe naturale, ma l’impreparazione dimostrata in questo frangente è il colpo più duro. Almeno fino a quando non si avrà la cifra esatta delle vittime.