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Gaza, tra il pragmatismo di Sharon e la visione messianica dei coloni

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Gaza, tra il pragmatismo di Sharon e la visione messianica dei coloni

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Poliziotti e militari venuti per evacuare la Striscia di Gaza non sono nemici, ma fratelli: è il messaggio che circola tra i coloni. E gli uomini delle forze di sicurezza accettano di pregare insieme, prima di riprendere il loro lavoro. Si cerca così di evitare un’ulteriore frattura nella società israeliana, già profondamente divisa sul ritiro dalle colonie.Il rabbino di Neve Dekalim legge nella Torah il fondamento dell’esistenza delle colonie. “Scaccerete tutti gli abitanti del Paese, ne prenderete possesso e in esso vi stabilirete, perché io vi ho dato il Paese in proprietà”.

Queste terre furono conquistate al termine della guerra dei sei giorni, nel 1967. Fu allora che s’impose, nella società israeliana, l’ideologia alla base del Grande Israele, composta d’una visione militare e una religiosa. L’interpretazione più radicale di questa ideologia è fatta dal movimento Gush Emunim, o blocco dei fedeli, che poneva al centro del sionismo il dovere di colonizzare la terra. Il rabbino Moshe Levinger fu uno dei fondatori e poi il leader più conosciuto del movimento, che ha profondamente influenzato la politica del Mafdal, il Partito nazionale religioso. La conquista delle terre non era fine a se stessa. “Per loro, Israele è il posto dove incontrare Dio – dice il professor Shalom Rosenberg – dove incontrare la santità. Questo significa che è il luogo della redenzione”. Anche se alcune colonie di Gaza sono state costruite non per motivi religiosi, ma essenzialmente per ragioni economiche e di sicurezza, i credenti interpretano l’obbligo di abbandonarle come un tradimento. E’ per questo che dieci rabbini hanno lanciato una maledizione contro il premier Sharon. Il quale, in un discorso alla nazione, ha detto che lui stesso sperava che insediamenti come Netzarim e Kfar Darom sarebbero sempre rimasti in mano israeliana. Ma col tempo – ha aggiunto – la realtà è cambiata ed esige un cambiamento nelle posizioni del Paese. Un discorso pragmatico: difficile stabilire se sia stato compreso e accettato da tutti i coloni. “Chi ci ha salvato dalle cannonate e dai terroristi – dicono – ci salverà da questi governanti. Dio può”. Se, attraverso il pragmatismo, Sharon riuscirà a consolidare la frattura tra visione militare e visione messianica, avrà buon gioco nel convincere il pubblico che le esigenze di sicurezza sono indipendenti dai doveri religiosi.