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In Sri Lanka adesso si teme per il cessate il fuoco

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In Sri Lanka adesso si teme per il cessate il fuoco

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L’assissinio di Lakshman Kadirgamar, ministro degli Esteri dello Sri Lanka mette in bilico la tregua, che, sebbene fragile e spesso violata, regge nel Paese da oltre tre anni.

Il governo di Colombo, che ha ripristinato immediatamente la stato d’emergenza punta il dito contro i ribelli delle Tigri Tamil, che definivano il ministro, lui stesso di etnia tamil, un traditore. Ma con un comunicato diffuso in un sito internet “Le Tigri per la Liberazione della Patria Tamil” negano il proprio coinvolgimento nell’omicidio. Kadirgamar, 73 anni, un tamil laureato a Oxford, contrario alla guerriglia separatista, è stato ucciso a colpi di fucile nel giardino della sua villa. Pessimistico il giudizio di quest’analista: “L’assassinio di Kadirgamar rafforza le posizioni di chi ritiene che la guerriglia non sia cambiata e che non sia il caso di continuare a trattare con i ribelli”. Si tratta del più duro colpo assestato al tormentato processo di pace, mediato dalla Norvegia, fra governo e ribelli, fra i quali da tre anni e mezzo è in vigore un cessate il fuoco. Il timore è che l’episodio possa innescare una nuova fase del conflitto civile che in vent’anni ha fatto 60 mila morti.