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Emozione e gratitudine per il salvataggio dei marinai russi

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Emozione e gratitudine per il salvataggio dei marinai russi

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“Eccolo, è lui, è lui”. Le parole di Polina Bolonina tradiscono l’emozione per la fine dell’odissea dei 7 russi imprigionati per 76 ore in un batiscafo al largo della Kamchatka. Il marito, Gennady Bolonin, unico civile a bordo, è uno dei progettisti del piccolo sottomarino e stava partecipando alla missione per compiere interventi tecnici.“Sono molto grata ai soccorritori, russi e britannici – ha detto la moglie – per il lavoro che hanno fatto, salvando i nostri 7 ragazzi”.E’ stato il robot Skorpio, spedito in gran fretta dal Regno Unito, a disincagliare il batiscafo dal groviglio a 190 metri di profondità in cui s’era infilato giovedì. Un groviglio di reti da pesca, ufficialmente; di cavi di una segretissima stazione d’ascolto sottomarina, ufficiosamente.Il giovane comandante Viaceslav Milashevski (25 anni) e gli altri membri dell’equipaggio, stanno bene. Solo un po’ di raffreddore, visto che là sotto la temperatura era ferma a 5 gradi.