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Sessant'anni domani dalla prima bomba atomica della storia

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Sessant'anni domani dalla prima bomba atomica della storia

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Ogni anno, il sei agosto, Hiroshima si ferma e ricorda il primo bombardamento atomico della storia. Le prime cerimonie sono già iniziate.

La città rasa al suolo da “Little Boy”, come gli americani avevano chiamato la bomba ad uranio sganciata da Enola Gay, oggi vuole restare un simbolo del pacifismo e della lotta contro il nucleare. Affinché la tragedia di decine di migliaia di uomini non venga dimenticata, il museo della pace di Hiroshima conserva documenti, reperti, ma soprattutto tramanda storie vissute: “Ho imparato dice un piccola visitatrice quanto sia stata difficile la vita in passato, quando c’era la guerra e mi dispiace che tutta quella gente si sia ammalata”. Le guide volontarie del museo sono dei sopravvissuti: come vedere tanti nonni all’opera con miriadi di nipoti per non far sbadire una pagina della loro storia. Un’altra bambina: “Vorrei che avessero interrotto la guerra. Ma ho sentito da un amico che è stato il Giappone a cominciarla, quindi, in un certo senso era nel torto”. Sessant’anni dopo, il 68 per cento degli americani, contro il 20 dei giapponesi, sostengono che le armi nucleari siano ancora necessarie, mentre molti veterani sono convinti che la bomba atomica ha messo fine a una guerra che altrimenti sarebeb duirata anni.