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Hiroshima, 60 anni dopo le ferite dell'atomica bruciano ancora

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Hiroshima, 60 anni dopo le ferite dell'atomica bruciano ancora

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E’ finita ovunque la guerra, il 6 agosto 1945, tranne che laggiù. Il Giappone rifiuta la resa davanti agli statunitensi e si appresta a sopportarne le conseguenze. Alle 8 e un quarto del mattino il bombardiere B29 battezzato Enola Gay prende di mira Hiròshima con il primo ordigno nucleare della storia.

La bomba esplode a 600 metri di quota e immediatamente rade al suolo l’intera città. Quella mattina il quindicenne Hitoshi era a scuola, ma ricorda ogni cosa. “Ho visto gente coi vestiti a brandelli, la pelle annerita o bruciata. Avevano pezzi di carne che pendevano dal corpo. Qualcuno aveva le braccia raccolte sul torace. Restavano così, fermi, senza muoversi. Quando ho visto cose come queste per la prima volta – mi dispiace riconoscerlo – ho pensato di non voler guardare, di non voler vedere gente ridotta a uno stato disumano”. 70.000 persone morirono sul colpo, altre 70.000 perirono, in preda a indicibili sofferenze, nei mesi successivi, uccisi dalle radiazioni e dalle ustioni. La metà degli abitanti di Hiroshima venne cancellata. Non andrà meglio ai sopravvissuti, costretti a fare i conti con gli effetti della contaminazione nucleare. Tra di loro c‘è Sunao Tuboi, sopravvissuto alla bomba. Quel giorno Sunao era sul ponte Miyuki, e i suoi ricordi sono ancora intatti. “Tutti, grandi e piccoli, si buttavano in acqua. Perfino i feriti, nella speranza di mettere fine alle sofferenze delle ustioni, ma molti non sapevano nuotare, così il fiume finì per riempirsi di cadaveri”. Sunao subì una forte irradiazione. Lui dice sempre di essere ancora vivo per un miracolo. “In questo punto ho scritto: ‘Qui è morto Tuboi’, usando una pietra appuntita. Ma la pelle delle mie mani era a pezzi e stavo perdendo le forze. Mi sentivo al confine tra la vita e la morte, ero sicuro di stare morendo. Avevo vent’anni e mi scoprì a pensare con disappunto che la mia vita stava per finire a quell’età”. Il ricordo di Hiroshima e di Nagasaki, colpita tre giorni dopo, non attanaglia solo la memoria dei sopravvissuti, ma pesa su molte generazioni di giapponesi. Gli effetti delle radiazioni sulla popolazione secondo gli esperti saranno visibili per altri 20 anni.