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Iran: un'investitura da crisi internazionale

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Iran: un'investitura da crisi internazionale

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Non è bastato il mese intercorso tra la vittoria alle presidenziali e l’insediamento di Mahmud Ahmadinejad per cancellare le inquietudini dell’Occidente di fronte alla nomina di questo ultraconservatore alla testa dell’Iran. In casa è acclamato dalle masse povere, e dai disoccupati del paese, per loro incarna la lotta contro la corruzione dilagante, cavallo di battaglia della sua campagna elettorale.

Primo presidente laico dell’Iran, Ahmadinejad ripete dal giorno della vittoria elettorale che governerà con moderazione, che continuerà le riforme avviate da Khatamì, che non tollererà estremismi. Eppure il clima è teso anche all’interno del paese, come conferma l’assassinio di ieri del giudice conservatore Massoud Moghaddassi freddato a Teheran con due colpi d’arma da fuoco. Si era occupato dei casi piu’ caldi della dissidenza iraniana, aveva fatto condannare gli oppositori piu’ celebri, anche l’avvocato Shirin Ebadi, premio nobel per la pace nel 2003. In politica estera, l’annnunciata ripresa del programma nucleare ha eretto una barriera tra Iran, Stati Uniti e Unione Europea. Il paese rischia per questo una condanna da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma ormai la questione è divenuta un fatto di orgoglio nazionale. All’indomani delle presidenziali un analista aveva dichiarato: “Non penso che ci saranno cambiamenti immediati sul nucleare. Ahmadinejad ha detto che non assumerà un atteggiamento ostile nei confronti della comunità internazinale. Ma anche che vuole una politica estera attiva e non passiva”. L’Iran di Ahmadinejad non intende abbassare la testa, tanto meno davanti agli Stati Uniti, mentre tende la mano a paesi senza pregiudizi, cosí diceva il neopresidente dopo le elezioni. Washington e Teheran hanno interrotto ogni legame diplomatico dagli anni ’80. Ora i rapporti rischiano di deteriorarsi ulteriormente non solo a casusa del nucleare, ma anche del sequestro di ostaggi del ’79 all’ambasciata americana: alcuni testimoni accusano proprio Ahmadinejad di avervi preso parte. “Stiamo ancora verificando – ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Scott Mc Lellan- se Ahmadinejad facesse parte dei sequestratori”. Di fronte alle accuse e all’atteggiamento della comunità internazinale, il neo presidente continua a ripetere che risponderà con i fatti e non con le parole.