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Abdallah, chi é l'ottuagenario che sale al trono saudita

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Abdallah, chi é l'ottuagenario che sale al trono saudita

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Ora che l’ottantaduenne Abdallah è re, molti si chiedono cosa cambierà nel regno saudita. L’ex principe ereditario governava di fatto il paese già dal 1995 – dopo che si era aggravata la malattia del fratellastro re Fahd. Una buona ragione per attendersi dal tredicesimo figlio di re Abdelaziz al-Saud, fondatore del regno, continuità assoluta negli affari interni e in politica estera

Nazionalista quanto basta, ma amico fedele di Washington, Abdallah vanta un ottimo rapporto personale col presidente Bush. Agli Stati Uniti ha negato l’uso delle basi per attaccare l’Iraq, ma con loro ha riannodato i rapporti, considerandoli i migliori garanti della stabilità del suo potere. Pur non potendosi considerare “un riformatore”, Abdallah ha accelerato alcune aperture in campo economico, soprattutto dopo l’11 settembre, ma ha puntato a rafforzare, senza esitazioni, la legittimità della dinastia saudita, basandola su tutte le componenti etniche presenti. D’altra parte, nel paese della Mdina e della Mecca, i due principali luoghi santi per i musulmani, la possibilità di riconciliare sunniti sciiti, sufi, è per i re wahabiti, esponenti di una corrente rigorosa e ultraconservatrice dell’Islam, relativamente facile. Ma l’interpretazione estrema dell’Islam conservatore, negli anni Ottanta, porta alla jihad anticomunista in Afghanistan. Washington e Riyad sono dalla stessa parte e formano e sostengono i mujaheddin che, qualche anno dopo, avranno un ruolo nella crescita del terrorismo. Quando scoppia la prima guerra del Golfo l’Arabia Saudita apre le sue basi agli aerei che bombardano l’Iraq: una decisione che fa scoppiare le critiche dei fondamentalisti, primo fra tutti un giovane Osama bin-Laden. L’origine saudita di bin-Laden e di 15 dei 19 responsabili degli attentati dell’11 settembre mette a dura prova le relazioni tra gli Usa e il regno saudita, raggiunto, quest’ultimo, dalle minacce di al-Qaida. A partire dal maggio del 2003 anche il territorio saudita diviene teatro degli attentati. La rete che si richiama a bin-Laden alza il tiro e promette la distruzione del regno dei principi corrotti e infedeli. Incoraggiato da Washington, il potere saudita reagisce, e colpisce forte. E’ guerra senza quartiere contro il terrorismo, una staordinaria campagna di repressione che ai regnanti sauditi viene facilitata dal fatto di essere i custodi dei luoghi santi, quindi insospettabili di tradimento. Neutralizzare il terrorismo, aprire alle riforme, senza per questo mettere in discussione il conservatorismo dottrinario. Così Ryad sperimenta ipotesi di democrazia, come le elezioni municipali di febbraio scorso, le prime della storia del paese.Ma su questa strada il neo-re Abdallah, potrebbe non riuscire ad andare lontano.