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Italia, passa tra le proteste la riforma della giustizia

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Italia, passa tra le proteste la riforma della giustizia

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Con un voto di fiducia la riforma della giustizia è stata approvata in via definitiva dal Parlamento italiano. Il testo ora passa all’esame del Presidente della repubblica che alla fine dello scorso anno aveva posto il veto alla versione precedente.

Il ministro della giustizia Roberto Castelli è soddisfatto: “I cittadini trarranno beneficio da una magistratura più imparziale – perché ci sarà la separazione delle funzioni – più efficacie, più giovane e più dinamica. Quindi una giustizia che funzionerà meglio”. Modificata in diversi punti dopo il rinvio alle camere, la riforma non fa esultare il premier Berlusconi: “E’ meglio di niente” è stato il suo commento laconico. L’opposizione contesta, fra l’altro, la separazione delle carriere dei magistrati e una norma che impedirà a Giancarlo Caselli di concorrere per il posto di procuratore nazionale antimafia. “E’ un primo passo per risolvere i problemi di Berlusconi con la giustizia. E quindi mi trova totalmente in disaccordo”, dice Oliviero Diliberto del Partito dei comunisti italiani. Carlo Pucci, vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, è netto: “Con questa legge si volta pagina. Nel senso che non si vuole più una giustizia amministrata da magistrati autonomi e indipendenti. Non si vuole più più una legge che possa essere applicata nella stesso modo per tutti i cittadini”. In agitazione non solo i magistrati ma anche il sindacato degli avvocati. L’Unione delle camere penali ha proclamato uno sciopero per il 19 settembre.