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Pakistan: paese impegnato nella lotta al terrorismo, ne paga le conseguenze

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Pakistan: paese impegnato nella lotta al terrorismo, ne paga le conseguenze

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Le proteste della piazza non impediscono al presidente pakistano, Musharraf, di confermare che il suo paese continuerà a lottare contro il terrorismo. Lo ha detto agli studenti due giorni fa, lo ripeterà domani, in un discorso alla nazione proprio sui temi del terrorismo: parlerà degli attentati di Londra e della retata di questi giorni negli ambienti dell’islamismo radicale in Pakistan. Una retata che lo stesso Musharraf ha voluto dopo aver appreso che tre degli attentatori di Londra erano venuti in Pakistan lo scorso anno: perché abbiano fatto quella visita al paese d’origine non è chiaro, i servizi pakistani stanno indagando. Ma si sa che almeno uno di loro (Shehzad Tanweer) aveva frequentato, in quel periodo, una Madrassa, una scuola coranica. Ed era entrato in contatto con un gruppo estremista clandestino. Le migliaia di scuole coraniche del paese accolgono circa un milione e mezzo di bambini. Il paese è povero, l’istruzione è spesso riservata ai ricchi. Nelle scuole coraniche entrano anche i meno abbienti, imparano a memoria il corano, solo in qualche caso studiano anche materie non religiose. Il sospetto è che buona parte di queste scuole siano divenute fabbriche pronte a sfornare militanti della Jihad. Dall’11 settembre 2001, il Pakistan è divenuto un protagonista della lotta internazionale al terrorismo: il paese è al contempo una base organizzativa e un campo di battaglia dei terroristi. Negli ultimi tre anni, si sono verificati almeno sei gravi attentati contro moschee. Frutto della lotta tra fazioni sciite e sunnite, ma anche reazione all’attivismo anti-terrorista del governo, che ha tra l’altro messo fuori legge vari gruppi. Le zone tribali al confine con l’Afghanistan sono quelle più difficili da controllare: è qui che trovano rifugio – o almeno da qui passano – i militanti di vari gruppi, compresi Al Qaida e i Taleban afghani. Nonostante retate ed arresti, nonostante i più di 700 sospetti terroristi consegnati agli Stati Uniti, le autorità pakistane non sembrano riuscire ad aver la meglio: i gruppi colpiti ogni volta sembrano rigenerarsi, spariscono da una parte e ricompaiono dall’altra, con nuovi militanti. E la rete è ben strutturata anche perché, in passato, ha fatto comodo a molti.